mercoledì 30 novembre 2011

Le voci di Napoli

Nel Dicembre del 1977, Antonio Altamura pubblicò Le "voci" di Napoli un bel libro sulle voci dei venditori che nei quartieri di Napoli, nei mercati della Pignasecca,di Sant'Anna di Palazzo, nei vicoli, esaltavano la loro merce e invitando i passanti a comprare: dalle verdure al pesce, dalla frutta ai panini con la ricotta, dalle pizze alla pastiera, dai taralli alla carne cotta con la fresella.
Altamura nel suo libro si rifà ad un manoscritto di fine settecento, conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli, di tal Domenico Palmieri,detto Ciccione,che raccolse con molta meticolosità le innumerevoli voci popolari molte delle quali si sono perse tracce ed altre ancora sopravvivono nei quartieri più popolari della città.
Tra le tante riportate, ho cercato di fissare alcune di quelle che ancora vivono nei miei ricordi che vanno dal 1960 alla fine dei '70 ed a quelle che ancora oggi si riescono a catturare non solo nella nostra zona ma anche nei vicoli e nei mercatini da Sant'Anna di Palazzo alla Pignasecca :


'O lattaro,'o lattaro!
'A ricuttella mmiez' 'o ppane, 'o Massese!
C'eveze annevate,annevate 'e cceveze sapurite: Signurì,acalate!
Pizze càvere, pizze càvere a ogge a otto!
Crucchè,tìttule,scagliuòzzele! Te ne magne ciento dint'a nu sciuscio 'e viento!
Ciente lire 'o broro 'e carnacotta, na còtena e na fresella!
Te faccio vèvere 'o broro d' 'e purpetielle verace !
Castagne càvere...'O fummo!
'E friarielle frische,accattate! 
L'accio p' 'e fasule chi 'o vvo?Cinquanta lire 'o fascio!
Uva fràula, Tengo lluva d' 'a Madonna!
?O ggrano pp' 'a pastiera, 'o ggrano!
Cicere, necelline, semmentelle: 'o spassatiempo!
Acalate 'o panaro: vulite nu quarto 'aulive 'e Gaeta?
Magnateve 'o cocco! Frisco, 'o cocco!
Tengo 'e rrose d' 'o mese 'e maggio!
Alice,alice,songo vive ancora!
Tengo 'argiento vivo int' 'a spasella
Fravagli 'e triglie,fravaglie ' retunne,ih che freschezza!
Purpetié, tu si' verace overo, purpetié!
Aiutammo sta varca! Pigliateve 'e lacce p' 'e scarpe! Allacciateve 'e scarpe!
Ramma,attone,chiummo!Chi tene fierre viecchie 'a vénnere?
Americane,fummate! 'A Morisse,'o viecchio cu' 'a barba, 'a Cesterfieto,'e Palle 'Mmano! Fummate!







giovedì 24 novembre 2011

Chiaia, un quartiere tra storia,ricordi e leggenda

Ponte di Chiaia

Un’ antica etimologia,oggi abbandonata , supponeva che “…il luogo fosse la plaga olimpica dove Napoli antica celebrava i giochi e le feste di Giove”(G.B.Ajello-1845)
                                                                                                                                   
Da quando sono rientrato a Napoli, nelle soleggiate mattinate domenicali amo percorrere il lungomare da largo Sermoneta a Piazza Vittoria per poi fare ritorno attraverso la zona interna del quartiere Chiaia, Piazza dei Martiri,via Filangieri,via dei Mille,San Pasquale e la Riviera.
Il lungomare di via Caracciolo, tra i più belli del mondo,  realizzato con una colmata a mare nella seconda metà dell’800, periodo in cui, per circa un ventennio, furono ultimate anche le zone interne del quartiere con via dei Mille e la zona di piazza Amedeo ed il completamento del Corso Vittorio Emanuele, andò ad affiancare la splendida Villa Comunale voluta da Ferdinando IV di Borbone a partire dal 1780.
La Riviera di Chiaia, parallela sia alla villa comunale che alla via Caracciolo, accoglie tra i più bei palazzi napoletani: Palazzo Ravaschieri di Satriano, Palazzo San Teodoro,Palazzo Pignatelli di Strongoli del Niccolini, Palazzo Bagnara,etc.realizzati in epoca precedente sia alla Villa che al lungomare.
Una passeggiata immersa in una storia secolare  dove ogni angolo testimonia un’epoca , un periodo  di trasformazione, di evoluzione del tessuto storico ed architettonico di un quartiere ritenuto a giusta ragione tra i più belli della città, un quartiere quello di Chiaia,( nome derivante dal latino plaga ,attraverso il catalano platja o il castigliano playa, ovvero spiaggia,termine che già nel VI secolo -epistole di S.Gregorio- indicava il litorale occidentale di Napoli, successivamente definito Chiaja) di cui fa parte la nostra San Carlo alle Mortelle.
Gradoni di Chiaia
In verità le strade del quartiere da noi più consumate erano quelle di via Filippo Rega  o le Rampe Brancaccio per raggiungere via dei Mille dove tra una vasca  e l’altra si sperava di fare fortunati incontri o di fare nuove conoscenze , via Nicotera ed il Ponte di Chiaia (realizzato per volere del Re Filippo di Spagna che mise in collegamento le Mortelle con Pizzofalcone) per raggiungere Piazza del Plebiscito e via Toledo o raggiungere gli amici di via Monte di Dio, i gradoni di Chiaia, oggi finalmente riportati all’aspetto originario dopo la loro soppressione  ed il tratto del Corso  Vittorio Emanuele da piazzetta Cariati a S.Maria Apparente per la sosta obbligata da Principe, una delle più rinomate pasticcerie della città per far ritorno sempre in piazza, il luogo del rifugio sicuro, dove incontravi l’amico,il compagno di gioco,di impegno sociale, dell’associazione parrocchiale,l’amico con cui confrontarti sulla partita del giorno prima o sulla notizia del telegiornale, dell’unico telegiornale della giornata ,dell’unico canale della televisione in bianco e nero .
Un’amica  non residente a Napoli che ci segue con passione dall’estremo nord del Paese,  mi ha più volte espresso il desiderio di conoscere questi luoghi della nostra memoria, di percorrerli per catturarne qualche impronta  e cercare di avvertirne gli echi più volte testimoniati dai numerosi amici attraverso i commenti che pervengono sia sul Blog che attraverso la rete.
Sarà dura poter trasferire sentimenti e testimonianze di un periodo che molti di noi conservano gelosamente nella propria anima, ma farò una eccezione. 

sabato 12 novembre 2011

Napoli, nelle parole di Erri De Luca

Per questo fine settimana di metà Novembre, tra temperature variabili e ancora un po' di sole che si concede agli irriducibili come me desiderosi di farsi avvolgere dai suoi raggi sulle spiagge della costa Flegrea o nelle  lunghe passeggiate del meraviglioso lungomare di questa tanto bistrattata città, la voce del  grande scrittore Erri De Luca, figlio di questa terra e di questi quartieri (Monte di Dio) , parla di Napoli con pacatezza ed amore in questo video caricato su You Tube da Stefano Stefanoli:
  

venerdì 4 novembre 2011

Festa di San Carlo

S.Carlo Borromeo-Antonio De Bellis
E' il 4 novembre di un anno che non ricordo o forse si, il 1964,65,66,67, fa lo stesso, perché erano tradizioni che si ripetevano puntualmente ogni anno, ed era una gran festa, composta,dignitosa con grande partecipazione popolare.
Sembra ieri......

Ieri sera si sono concluse le quarant’ore e oggi è San Carlo Borromeo, Santo a cui nel 1616  fu dedicata  la Chiesa costruita su progetto del sacerdote barnabita Giovanni Ambrogio  Mazenta  e successivamente affidato all’architetto napoletano  Giovanni Cola Di Franco.
Oggi è giornata speciale  e stasera  gran liturgia con la concelebrazione di alcuni sacerdoti  che verranno un po’ da tutte le parti di Napoli.
Il Parroco di Santa Maria Apparente p.Spina, p.Ubaldi ,il prete della piccola chiesetta della Cesarea che chiamiamo la morte in vacanza per il suo fisico particolarmente magro ed alto, dal volto scavato, meglio conosciuto ed apprezzato  nella sua zona per la Messa più veloce della città.
Poi un prete anziano, di piccola statura , tappetiello e il vecchio canonico Lucariello ,scarrafone ,  per  la particolare conformazione del suo strano naso, con la sua  mantella  plissettata ,i calzini rossi, il grande cappello ed i suoi immancabili tic che suscitavano talvolta le impertinenze degli scugnizzielli del quartiere.
Non può mancare Don Crescenzo della vicina Chiesa di Betlemme, altra istituzione della zona.
Fuori della Chiesa due carabinieri in alta uniforme con il gran pennacchio, in attesa di rendere gli onori al Cardinale Castaldo e dal '66 al Cardinale Ursi che per l’occasione celebrerà messa.
In piazza il solito gruppo in sosta permanente ad ascoltare le ultime avventure del mitico Paolo C., con Costantino, Amedeo,Gustavo,Renato, Glauco, Pasquale,Bruno,Claudio,Sergio,Enzo e tanti altri; stasera c’è anche fagiolino, soprannome del caro Luigi Uzzo, interprete indimenticato ed unico delle più belle commedie di Eduardo De Filippo, celebre Niculino nella splendida Natale in Casa Cupiello.
A proposito di Eduardo, più tardi, come di consueto, passerà lo scenografo del Maestro, Bruno Garofalo, con il suo immancabile sorriso saluterà tutti con un gesto affettuoso.
Don Adolfo per l’occasione è più che mai vigile davanti al portone per garantire l’ingresso alle auto del palazzo e godersi la rara occasione di ordine e pulizia della piazza.
Qualche scugnizzo ancora approfitta della festività per riempire  ‘a cascettella de’muorte  ,piccola scatola a forma di parallelepipedo contrassegnata sui lati da croci nere utilizzata per raccogliere monetine nel giorno della ricorrenza dei morti; Marittiello approfitta della nostra complicità e collaborazione  per racimolare qualche soldo nel gruppo  dei giovani che assisteranno alla liturgia con Aldo  in testa nella funzione di gran turiferario  sotto la guida di Franco Alfarano.
Ormai si è fatta ora, stanno entrando le ciechine con le loro straordinarie voci che creeranno come sempre momenti  di grande emozione  con il sottofondo d’organo del bravo Maestro Padre Romano.
Ormai  tutto volge al termine, la ditta degli addobbi  Aletta sta già  smontando i drappi dalla facciata  e la gran folla si dirige verso casa  e la NSU Prinz del Parroco si avvia verso Materdei, Don Adolfo chiude i battenti del gran portone dopo che la scia della pipa di Ubaldo e del suo borbottare hanno svoltato il viale.  

Rimangono  fissi nella mente e nel cuore solo i ricordi. I devoti,se vorranno,potranno ricordare San Carlo come me, fuori della grande cancellata ancora chiusa dal 23 settembre del 2009 a seguito del crollo del solaio di calpestio e della relativa splendida  pavimentazione del '700.

martedì 9 agosto 2011

La nostra estate

Leggo i dati di quest'anno sulle vacanze degli italiani, sulle percentuali di quanti partiranno e di quanti rimarranno in città.
Non vorrei scandalizzare nessuno, non mi fa ne' caldo ne' freddo, mi spaventano solo le motivazioni, le paure,i timori che sono dietro queste rinunce ma chi come quelli della mia generazione che il massimo dell'inizio dell'estate era andare tutti a Positano in 500 per comprare i mitici sandali a ragno che solo i bravi maestri artigiani sapevano realizzare nei tempi di una passeggiata sulla spiaggia grande e ritorno.
I più fortunati, quelli che potevano permettersi un affitto in Costiera, caricavano valige e frigorifero su di un Ape e via per tre mesi a Sorrento,a Piano,a Meta, a S.Agnello.
In piazza a fine giugno veniva da Sorrento un uomo alto e magro,a Vulpella, e da solo caricava masserizie di una famiglia del quartiere e poi via alla volta di Sorrento; un'altra Ape del fruttivendolo di piazza Mondragone, Ciccillo, caricava valige e rigorosamente il frigorifero per partire alla volta di Bacoli dove un'altra famiglia aveva affittato casa per Luglio ed Agosto.
E parliamo di famiglie che potevano permettersi di spostarsi in altre località altrimenti per i più c'erano i vari lidi mappatella, dallo scoglione di Marechiaro a Villa Beck, da Bagnoli a Lucrino.
Marechiaro
Molti di noi, senza Vespa o Lambretta, dopo aver raggiunto piazza Vittoria a piedi ed aver preso il 140 ed aver percorso a piedi la discesa Marechiaro, salivano sulle barche di Pasquale o Ciro che con 100 lire assicuravano il percorso di andata e ritorno allo scoglione di Marechiaro dove il mare era il più bello e pulito della città.
Come non ricordare anche gli anni di Villa Lauro, la cui discesa era consentita a chi aveva il permesso rilasciato dal Comandante a chi in tempo ne faceva richiesta.
Per alcuni di noi quel mare fu fatale, gli incontri, le frequentazioni, le amicizie...
Erano le nostre vacanze, le nostre estati, i giorni del divertimento,degli innamoramenti , erano i giorni che aspettavamo tutto l'anno.
Un panino ed un mangiadischi erano il massimo per trascorrere giornate in compagnia di vecchi e nuovi amici ,senza differenze tra chi poteva permettersi un biglietto dell'autobus o il trasporto barca, c'era sempre un amico pronto a farsene carico,in silenzio, perché era la normalità.
Nulla di nostalgico, ma una constatazione certamente si : contava lo star bene assieme anche se scambiandoci solo un panino alla cieca o dividerlo con l'immancabile amico che aveva portato solo le sigarette.

sabato 16 luglio 2011

'O pianino e 'o prufessore

Buona parte di quanti hanno frequentato le scuole elementari negli anni '55 / '65 ha obbligatoriamente fatto tappa per i cinque anni alla storica scuola Fuà Fusinato o nella succursale di viale Fornelli.
Come sempre capita le sezioni più ambite erano quelle legate ai maestri più "richiesti", amati e rispettati dai genitori perché il loro buon nome era una garanzia per la qualità dello studio,la disciplina ed una grande carica di umanità.
Tra i maestri che hanno abitato in San Carlo alle M. come non ricordare il Prof.Sauro, anche molto impegnato nel sociale e nelle attività parrocchiali ed il Maestro per eccellenza il Prof. Tommaso Ricciardi, fratello di Matteo di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.
Tommaso Ricciardi, uno di quei maestri  d'altri tempi al  servizio della scuola intesa come vera e propria fucina formativa di ragazzi provenienti,buona parte,dai ceti più popolari,dalle famiglie numerose che facevano fatica a mandare i figli a scuola sottraendoli al lavoro nei bar,nelle botteghe per pochi ma indispensabili spiccioli.
Abitava al civico sette,in piazza, in un appartamento il cui terrazo a livello era copertura dell'abitazione di Marvasi di cui abbiamo già trattato (e credo a breve riparleremo per notizie giunte al riguardo).
Tommaso Ricciardi è stato anche un apprezzato poeta di versi sia in lingua che in dialetto napoletano riportati in alcune sue pubblicazioni delle quali una me ne volle fare omaggio nel 1968 "Miscellanea di versi" e nel mentre scriveva la dedica poggiando il libro sul muretto in piazza, il suono di un vecchio pianino faceva capolino in piazza, pianino di quelli autentici non ancora violentati dai giradischi, fece scattare il Maestro che col suo bel vocione  mi disse:ce stà .
Aprì il libro a pagina 102 e declamò                           'O pianino
Te fermave
pe' strade e vicarielle
e sunave
pe' ricche e puverielle
Quacche vòta
te tirava 'o ciucciariello
o si no,
t'aiutava a vuttà nu guagliunciello.
S'aspettava
'o pianino 'int' 'a jurnata 
pe' sentì:
'na canzona appassiunata
Te chiammava 
'a signora che,affacciata
se gudeva:
'O Zampugnaro nnammurato
C' 'o piattino,
ncopp' 'o braccio tuzzuliave
e vulive
quacche ssorde 'a chi passava
Mo' che 'a radio
d' 'a matìna fin' 'a sera
sona sempe
sempe 'a stessa tiritéra
circolà
tu nun può tu "pianino" p' 'e quartiere
Saie pecchè?
Pecchè oggi nun è comm'aière

mercoledì 13 luglio 2011

Botteghe

Pochi giorni fa,il Sindaco Luigi De Magistris ha voluto fare un nuovo giro per i quartieri Spagnoli per verificare l'andamento della raccolta differenziata espressamente richiesta ed attuata in poco tempo dagli stessi abitanti. Nel corso della passeggiata ha confidato di avere un sogno,uno di quelli non impossibili ma alquanto complicati, far diventare i quartieri spagnoli come Montmartre a Parigi, con il conseguente risveglio delle attività commerciali e quant'altro ruota attorno all'accoglienza del turisti.
Leggendo la notizia,la mente è andata ad alcune botteghe storiche di San Carlo alle Mortelle e zone immediatamente limitrofe, a quelle figure di commercianti cui ci si rivolgeva non solo per la qualità dei prodotti ma per il rapporto di simpatia che si instaurava con la clientela.
Penso alla salumeria di via S.Carlo alle M. di Don Ciro e suo fratello Enzo che si contrapponeva con quella di grosse dimensioni in piazza Mondragone; Don Ciro, personaggio dotato di estrema cortesia e direi anche eleganza nel proporre i suoi prodotti migliori;suo fratello Enzo era al settore pane,legumi e pasta, quella sfusa che veniva avvolta nella carta grigia tanto amata da noi ragazzi "fumatori" alle prime armi e senza quattrini:era la carta ideale per farne piccole sigarette con bruciore di gola garantito.
Di fianco a Don Ciro la vecchia pasticceria Miranda , di fronte 'o scarparo,ricordo solo il cognome D'Ascoli, ero compagno di banco del figlio alle elementari.
Più su la farmacia, la storica farmacia di fronte alla piazzetta, la cui titolare 'a bionda ,di origini settentrionali, era particolarmente apprezzata per i consigli che elargiva per le malattie dei bambini e, in un certo modo, si contrapponeva al farmacista stimatissimo e aggiungerei bravo del Corso V.E. Dott.Iannaccaro capace di eseguire anche visite lampo dal retro del bancone e fornire medicinali adeguati (in genere sempre supposte per la febbre) che facevano scomparire in un lampo anche le influenze.
Parliamo degli anni '60, dove il consiglio del bravo farmacista evitava la spesa del medico a domicilio, figura quasi sempre poco gradita che creava un'attesa ed una psicosi da evento apocalittico.
Tra le botteghe come non citare la storica tabaccheria in piazza, che ha visto la gestione di cari amici,persone adorabili come Renato,Elena,Paolo fino a tempi più recenti con Costantino .
E' una storia a parte perché la tabaccheria ,ovvero la zona antistante, è stato il luogo di incontro,la casa di più generazioni di giovani e meno giovani, dove se non ricordavi il giorno della settimana,passando ed ascoltando le animate conversazioni, riuscivi a capire se la settimana stava finendo oppure era già Lunedì.
Ma ci ritorneremo.

domenica 10 luglio 2011

Un balcone vuoto

foto di Teresa Cicero
Alcuni giorni fa abbiamo festeggiato il suo 95° compleanno e stamattina ci ha lasciato in silenzio, senza troppo rumore,senza dar fastidio com'era nel suo carattere.
Dal balcone al primo piano sulla tabaccheria non fisserà più il suo sguardo sulla sua piazza, quella piazza che ha visto in tempi tristi di guerra, in tempi migliori il cuore del quartiere, oggi specchio di un degrado di una città, che Adolfo aveva visto crescere negli anni.
Ma era la sua piazza, la sua vita...e il suo sguardo era sempre rivolto lì, pronto ad agitare la sua mano per salutare anche chi come me lontano ormai da anni da quei luoghi, non mancava di fare una piccola sosta,un colpo di clacson ed un saluto.
Un ultimo saluto da tutti noi, Don Adolfo.

"La morte non è niente,
noi siamo andati semplicemente nella stanza accanto.
Noi siamo noi, voi siete voi:
per voi noi saremo sempre ciò che siamo stati.
Dateci il nome che ci avete sempre dato,
parlateci come avete sempre fatto.
Continuate a ridere di ciò che ci ha fatto sempre ridere.
Pregate, sorridete, pensate a noi.
Che il nostro nome sia pronunciato in casa
com'è sempre accaduto.
Il senso della vita è sempre lo stesso.
Il filo non si è interrotto.
Perchè dovremmo essere fuori dai vostri pensieri semplicemente perchè siamo fuori dalla vostra vita?
Noi non siamo lontani,
siamo solamente dall'altro lato della strada."
S. Agostino
 

giovedì 23 giugno 2011

Buon compleanno Adolfo !

Adolfo Longano
Già abbiamo ricordato non molto tempo fa, Adolfo, il decano dei portieri, quelli di un'altra generazione,custodi non solo di fabbricati antichi,storici di una Napoli che proprio in questi giorni molti di noi ricordano con grande amarezza e tristezza.
Adolfo Longano è il custode di decine,centinaia di ricordi,fatti,storie che hanno segnato un'epoca che ancora  molti di noi portano non solo nella memoria ma anche nel cuore.

Di recente l'ho incontrato assieme al Prof.Franco Alfarano,indimenticabile Parroco di San Carlo alle Mortelle; abbiamo chiacchierato,ricordato e ci siamo ripromessi di incontrarci nuovamente ed in particolare,tra cinque anni per festeggiare il secolo di vita assieme alla sua numerosa e splendida famiglia.
foto di Teresa Cicero

Sono 95, ma lui come sempre non si scompone, continua la sua vita tra il balcone,così bene fissato dalla bella fotografia di sua nipote Teresa, per guardare la sua piazza, la lettura del quotidiano ed una sana alimentazione.
Auguri don Adolfo, auguri di cuore dagli amici tutti che seguono questo Blog, con affetto ed immutata ammirazione.

mercoledì 8 giugno 2011

Richiamo al dovere del Vescovo Bruno Forte

Dalla metà degli anni '60 alla fine dei '70, come già ricordato fin'ora, come del resto in tutte le realtà dell'associazionismo cattolico, anche la comunità di San Carlo alle Mortelle fu protagonista dell'impegno civile oltre che religioso.
Gli incontri con esponenti di area diversa dalla nostra erano non solo frequenti ma fortemente voluti da tutti nella convinzione che soltanto attraverso il dialogo, il confronto con tutte le  culture, senza chiusure preconcette, era possibile costruire un futuro basato su regole e rispetto reciproco.
Tanti di noi, dei nostri amici impegnati anche su fronti diversi hanno preso strade e percorsi differenti ma tutti con un unico obiettivo: il bene comune,senza steccati e senza rigide barriere ideologiche.
Oggi scorrendo la rassegna stampa ho letto un'agenzia ANSA che ancora una volta,ammesso che ce ne fosse bisogno, mi ha dato conferma della coerenza e dello spessore di persone che in qualche modo hanno fatto parte del nostro cammino negli anni dell'impegno, persone che hanno dato un incisivo contributo al dialogo in particolare negli anni successivi al grande Concilio Ecumenico Vaticano II.
Mons. Bruno Forte, per tutti noi Don Bruno, oggi Arcivescovo di Chieti, che in quegli anni con un impegno non comune e con la sua congeniale semplicità, abbiamo avuto sempre al nostro fianco anche nei momenti più difficili delle comunità cristiane, ha preso una netta posizione sui Referendum dichiarando: "'Sono perfettamente d'accordo con il Presidente Napolitano: si deve andare a votare per i referendum perche' la posta in gioco e' il bene comune. L'acqua per esempio e' di tutti e deve essere per tutti''
''I cittadini hanno il dovere di partecipare e di impegnarsi i quesiti referendari sono di non poco conto, dal nucleare al legittimo impedimento. Ma e' soprattutto sull'acqua che va il mio pensiero: e' un bene per tutti e credo che lo Stato debba difendere lo stato sociale''.


Ho apprezzato molto quanto dichiarato da Don Bruno perché mi fa ancora sperare in uomini di Chiesa che con coraggio difendono quel bene comune purtroppo di frequente dimenticato per privilegiare caste che non hanno niente a che fare con i più basilari valori di Fede e di testimonianza cristiana.
Grazie Don Bruno.

mercoledì 4 maggio 2011

Nu quatt' 'e Maggio

Armando Gill -1918(Archivio Stor.Canz.Nap.)
Il 4 Maggio lo spettacolo era il solito, masserizie accatastate negli androni dei palazzi,per strada in attesa di essere trasportate in un'altra abitazione. Anticamente il mese per i traslochi era Agosto ma i facchini mal sopportavano la consuetudine, fino ad arrivare al 1611,dopo un precedente spostamento al primo di Maggio, con la decisione presa dal Vicerè Pedro Fernandez de Castro che stabilì che gli sfratti si tenessero il 4 di Maggio, giorno  in  cui  doveva  essere  pagato  il fitto ( pesòne).
In piazzetta S.Carlo alle Mortelle,in via Filippo Rega,in via San Nicola da Tolentino, i ragazzini gironzolavano tra le masserizie con la speranza di portare a casa un tavolino,un giocattolo,un paniere di cui la famiglia intendeva disfarsene.
Le masserizie mettevano a nudo tutto il privato,tutta la condizione di chi traslocava e non mancavano le capère che gironzolavano per ...acquisire informazioni


Una bella poesia di Giovanni Attanasio,scritta nel 1948, tratta da "Cento di questi giorni!...Calendario napoletano di prose,poesie e folklore "coordinato da Antonio Altamura ,edito dalla SEN nel 1976

Na carretta cu 'o ciuccio s'è fermata
'nnanze a nu palazziello d' 'a 'Nfrascata,
cu quatte scartapelle mise 'a coppa:
liette scassate,matarazze 'e stoppa.


nu cummò viecchio,na credenza zoppa,
nu stipone che cade si se 'ntoppa,
'a gatta dint' 'o sacco arravugliata,
tutt' 'a miseria dinto a na mappata.


E so' venute appriesso a' carrettella
'a mamma,sette figlie, 'a vecchiarella
ca se tira nu cane p' 'a curdella,


e 'o capo 'e casa,comme a nu lucigno!
Ha ditto 'o guardaporta, ch'è maligno:
-Mo trase 'o sapunaro 'int' 'o suppigno!-



sabato 9 aprile 2011

Settimana della Cultura

Chiesa di San Carlo alle Mortelle


Eretta nel 1616 su progetto del Sacerdote Barnabita Giovanni Ambrogio Mazenta che successivamente affidò il progetto all'Architetto napoletano Giovanni Cola di Franco.
All'interno dipinti di Antonio De Bellis raffiguranti momenti della vita si San Carlo Borromeo.
La facciata fino al 1730 fu lasciata grezza ed i lavori di realizzazione della stessa iniziati nel 1730 su progetto di Enrico Pini allievo del Sanfelice.
Decorazioni e stucchi di Giuseppe Scarola e dello scultore Domenico Catuogno.
Il 23 Settembre del 2009 si aprì un'ampia voragine all'interno della Chiesa facendo crollare parte della pavimentazione di fine  '700.
La Chiesa è chiusa e non risultano lavori in corso

mercoledì 30 marzo 2011

La foto


Questa foto pervenutami da parte di Benedetto Ruggiero, che mi fa piacere ricordare come grande amico di molti di noi negli anni della nostra esperienza associativa.
Riconosco,oltre Benedetto (1° da destra -3^fila) :
1^ fila da destra:Cesare De Cicco,Lello Muratgia,Raimondo Manca,Claudio Scotti,D'Alfonso:
2^ fila da destra Antonio Menna e Rino Marciano.
E gli altri?
E di che anno parliamo?
Personaggi

Don Corrado o' barbiere: Da alcuni amici che seguono con amore questo tentativo di ricucitura della memoria dei luoghi che hanno visto molti di noi percorrere attraverso incontri ,frequentazioni e semplici sguardi casuali, mi è stato suggerito un ricordo di un personaggio che per alcuni decenni ha imposto la sua simpatia e personalità in via San Carlo alle Mortelle dove aveva il suo negozio di barbiere,
Non erano ancora i tempi del parrucchiere per uomo con annessi servizi di massaggi e lampade abbronzanti ma era semplicemente il luogo organizzato con due classiche poltrone per il taglio dei capelli e la barba ed un piccolo scranno a forma di cavallo per il taglio dei capelli dei bambini.
Don Corrado per tutti (Visone di cognome), un bell'uomo dai capelli imbrillantati e nerissimi,dai modi gentili e dalla battuta sempre pronta, che non lesinava mai un saluto a chiunque passasse davanti alla sua bottega; un solo aiutante,il classico ragazzo di barbiere, in età avanzata, che se non ricordo male si chiamava don Vincenzo che aveva il compito di tenere in ordine la bottega e spazzolare il cliente al termine del taglio di capelli.
L'attesa non era mai noiosa perché Don Corrado sapeva intrattenere i suoi clienti tra un taglio di capelli ed una barba con il racconto di fatti realmente accaduti nel quartiere e quando in attesa c'era più di un cliente, amava suggerire articoli che oggi chiameremo di gossip su Grand'Hotel ,Gente ed Oggi specializzati nelle notizie delle famiglie reali.
A Natale Don Corrado distribuiva ai suoi clienti piccoli  calendari profumati con figure di donnine avvenenti vietati per noi minorenni.
La sfumatura alta fatta rigorosamente con la macchinetta che quasi sempre si inceppava prevedeva un bonario schiaffetto sulla nuca, la domanda di rito al termine di qualsiasi taglio di capelli "mettiamo la brillantina?"e una spazzolata completa da parte do'giovane e'barbiere che con un gesto quasi rituale posava la spazzola e apriva il palmo della mano per la mazzetta.
Don Corrado che già negli anni settanta aveva capito che le mode del tempo lo avrebbero travolto in quanto cominciavano a proliferare i parrucchieri ben organizzati con locali accoglienti che offrivano anche altri servizi,decise di riciclarsi in altra attività che svolgeva saltuariamente solo per pochi clienti: il callista a domicilio.
L'ho incontrato più volte a casa di mia madre,sempre ben vestito,sorridente dove lo attendevano anche altre clienti amiche e parenti di mia madre e lui teneva banco raccontando di fatti e personaggi del quartiere con dovizia di particolari, mai volgari, sempre in un corretto italiano intervallato da termini napoletani che scaturivano grandi risate da parte delle  sue clienti.

sabato 19 marzo 2011

Curiosità : Piazzetta Mondragone

Pensavo giorni fa,in occasione dei festeggiamenti del 150° dell'unità d'Italia ad una maestra di musica e canto della quale non ricordo il nome, che nella scuola elementare Fuà Fusinato, ci insegnava a cantare l'Inno di Mameli ed altri canti patriottici che nel 1961,in occasione del centenario,avremmo dovuto cantare nel grande coro al Teatro S.Carlo.
Quella maestra dai capelli bianchi, sempre sorridente e paziente, aveva a che fare con una istituzione che aveva sede nell'Istituto scolastico, ma nessuno mai ci aveva  detto cosa ci fosse dietro quella grande porta,al secondo piano,per noi misteriosa.
S.Maria delle Grazie
Non ci avevano mai detto che circa trecento anni prima (1655) una donna,la Duchessa Elena Aldobrandini, appartenente all'aristocrazia napoletana che aveva sposato Don Antonio Carafa,Principe di Stigliano e Duca di Mondragone, aveva istituito proprio in quel complesso il Ritiro per Matrone e Vergini Oblate.
Il complesso Mondragone,sito nell'omonima piazza che si trova alla fine della via S.Carlo alle Mortelle, è di fianco alla Chiesa di S.Maria delle Grazie, dove nel giardino antistante c'era una rivendita di fiori e piante dei fratelli Vona (Giuliano faceva parte della nostra comunità).
La Chiesa,tra le principali testimonianze del tardo barocco napoletano,fu progettata,come anche tutto l'attuale complesso attiguo, dall'architetto Arcangelo Guglielmelli (1715-1723) e,dopo la sua morte, da Giovan Battista Nauclerio che progettò il portale in piperno ed il pavimento in maiolica;l'altare maggiore fu progettato da Ferdinando Sanfelice.
Quindi tutto il complesso,compreso i locali dove molti di noi hanno fatto le elementari era occupato dalla pia istituzione che si autogestiva attraverso le rendite,i lasciti di mobili,argenteria,etc
interno S.Maria delle Grazie
Dopo l'Unità d'Italia (1870) fu riconosciuto come Ente Morale,quindi alle dipendenze dell'allora Ministero della Pubblica Istruzione. Successivamente nel 1915 divenne convitto per le bambine orfane e ancora dopo fu istituita una scuola popolare .
Oggi, a seguito di un'intesa con la Regione Campania, è  Polo Regionale della moda femminile con annesso Museo del Tessile e dell'Abbigliamento che custodisce ricami (secolo XVII e XVIII),paliotti e paramenti sacri,opere di maestri ricamatori meridionali,tessuti (secolo XVIII e XIX) di manifatture italiane e francesi,merletti e pizzi eseguiti tra i secoli XIX e XX dalle allieve dell'Istituto.
(visite dal Lunedi al Venerdi- ore 9,00-13,00/14,00-15,00 - tel. 081-4976104).

martedì 15 marzo 2011

Il vecchio terribile

Più di un amico (ma in particolare l'Avvocato Luciano Trimarco suo "simpatizzante"), mi ha chiesto di conoscere qualche dato in più sulla figura di Roberto Marvasi, l'anarchico vissuto nell'antico palazzo di piazzetta S.Carlo alle Mortelle,7, in una casa nel grande giardino della proprietà di don Luigi Patrone, fondatore della rinomata pasticceria Principe, delizia delle nostre Domeniche e feste comandate.

Il vecchio terribile,come ricordo lo chiamavano gli abitanti del palazzo, ormai novantenne, nei primissimi anni '50 (morì nel 1955), lo vedevano passeggiare lungo i viali con la moglie,sua coetanea, ancora bella, dai grandi occhi, si racconta, che sembra fossero  l'unica cosa che facesse intenerire il terribile Roberto.
Figlio del patriota Diomede (13.8.1827-17.10.1875), Senatore del Regno d'Italia, grande giurista, allievo di Francesco De Sanctis con il quale partecipò ai moti del 1848.
processo Cuocolo
Roberto, primo di cinque figli, pubblicò nel 1928,periodo in cui si rifugiò a Marsiglia perché perseguitato dal regime fascista, una raccolta di interventi tenuti nella città che lo ospitava, intitolata Malavita contro Malavita, una serie di riflessioni sulla realtà napoletana e sui maggiori processi del tempo come il processo Cuocolo dove erano imputati i più grandi esponenti della camorra.
Ma Marvasi, anche attraverso il suo giornale Scintilla ,teneva a dimostrare  gli intrecci tra  potere e  camorra, tra  borghesia e  bande criminali usate per arrestare qualsiasi tentativo di rivolta dei ceti più poveri e delle organizzazioni operaie.
Denunciò il proliferare della camorra e della mafia nell'Italia meridionale e la dilagante corruzione delle forze di polizia e della magistratura , convinto che anche il fascismo si fosse servito dei metodi malavitosi per impossessarsi del potere e che l'operazione prefetto Mori fosse stata  una vera e propria farsa.
Qualche studioso ha scritto della sua grande attualità.
  

lunedì 7 marzo 2011

Auguri, don Matteo!

Matteo Ricciardi

L'ho incontrato di recente nella sua casa di San Carlo alle Mortelle al civico 7, al primo piano della palazzina posta in fondo al viale dove un tempo,al piano terra, aveva il suo laboratorio e di fianco c'era una tipografia dalla quale proveniva  il suono,il "dolce suono" della rotativa di don Peppino Pisano altro grande galantuomo.
La sua abitazione di fianco a quella che tra la fine degli anni '60 e gli inizi dei '70,vide il suo studio trasformarsi in palcoscenico dove molti giovani provavano e riprovavano i consumati copioni delle sue commedie.

Non lo vedevo da circa vent'anni, ma sembrava di averlo salutato pochi giorni prima: il suo bel timbro di voce alto, squillante, una energia interiore,una lucidità ed una voglia di trattare argomenti a lui sempre cari,con una capacità  critica lontana dai luoghi comuni  con un amore speciale che ha segnato gran parte della sua vita: il teatro, quel mondo che Matteo Ricciardi ha imparato ad amare nella sua esperienza di amministratore di compagnie (Molinari-Cafiero-Fumo),come autore di testi per i militari negli anni 1942/43.

E' ancora oggi,autore brillante ed ironico nel solco della migliore tradizione del teatro italiano e napoletano testimoniato dalle venticinque opere da lui pubblicate e rappresentate in tutta Italia in particolare da compagnie di giovani attori, alle quali ha sempre guardato con particolare attenzione.

Dal 1973 al 1985 ha diretto una scuola di recitazione da lui stesso fondata proprio per sostenere quei giovani che volevano intraprendere la carriera artistica; ha scritto di Pulcinella,Scarpetta,Petito e Viviani,ha realizzato saggi su Angelo Musco,Siciliano,Govi  oltre a racconti e favole per bambini...e non solo.
Ha scritto anche un'autobiografia non pubblicata (che custodisco gelosamente), testimonianza  unica e rara di un modo di raccontarsi con una sincerità non riscontrabile in qualsiasi altra biografia dove non mancano quasi mai le autoassoluzioni e le autoincensazioni; una vita dura, non facile come tutti quelli della sua generazione.

A chiusura della  prefazione di una sua pubblicazione di alcuni anni fa che ebbi il piacere di scrivere, dissi: "I suoi nuovi lavori e la grande disponibilità nell'offrire la sua esperienza a quanti,conoscendone le non comuni doti di umiltà e altruismo,gli chiedono suggerimenti per mettere in scena i suoi lavori,fanno di Matteo Ricciardi un sicuro punto di riferimento per quanti vogliono imparare ad amare il teatro con il suo stesso entusiasmo che ancora oggi riesce a trasmettere".

E, a distanza di diciotto anni, nel giorno del suo 90° compleanno che cadrà il prossimo giorno 11, oltre ad augurargli lunga vita in ottima salute, riscriverei quelle parole ringraziandolo a nome di tanti amici che mi hanno sollecitato un ricordo in questa occasione speciale: AUGURI, don Matteo.















sabato 19 febbraio 2011

La lettera

Caro Antonio
Ritornare col pensiero agli anni del mensile Azeta mi ha fatto riflettere su alcuni degli argomenti che abbiamo trattato e anche sull’aiuto significativo di Osvaldo Annunziata , tipografo e giornalista.
Non dimentico alcuni servizi che hanno contraddistinto la rivista come quando, su proposta del poeta Alfredo Bonazzi, ci siamo impegnati contro il ripristino della pena di morte promosso da gruppi giustizialisti.
Nell’angolo della poesia, abbiamo ricordato Enrico Sarubbi, un cuore di poeta, scomparso prematuramente. E poi l’adesione, con numerose iniziative, all’anno internazionale per l’handicap .
Quando ultimamente il cardinale Sepe è stato a New York, per incontrare immigrati e non, ho ripensato alla serie di articoli Napoli incontra New York di Edmund Paul Ryan che trent’anni fa metteva a confronto la nostra città con la grande metropoli.
Sembra nulla, ma mi restano nel cuore le interviste all’attore, allora emergente, Massimo Troisi quella all’atleta Beppe Panada, appassionato di vela, prima del suo ultimo sfortunato viaggio nell’oceano.
Azeta era una rivista completa, aveva anche pagine intense, come quelle scritte dall’antropologo Gilberto Mazzoleni, dell’Università La Sapienza di Roma, riguardanti i suoi incontri con i primitivi del Sud America.
Azeta ha rappresentato una voce importante, ammirata ma poco incoraggiata dalla Napoli degli anni ottanta.
Quanti ricordi…
Guido Improta

Caro Guido,
quando nacque il Gruppo A-Z, nella seconda metà del 1971 ero poco più che ventenne e i primi numeri del giornale erano ciclostilati. Come ha ricordato Antonio Menna, la lettera al Sindaco dai toni forti ripresa anche da altre riviste, fece scalpore ma ci diede una carica per andare avanti.
Il ciclostilato si trasformo' in quattro facciate stampate e poi la rivista.
Le collaborazioni furono tante e mi fa piacere che hai ricordato il poeta Alfredo Bonazzi che Eugenio Montale definì una delle più belle voci del '900 ,un'amicizia fraterna che ancora oggi vive e l'amico Enrico,impegnato nel Gruppo Nuovo Umanesimo di via Manzoni, che ci straziò il cuore per averci lasciato troppo presto.
Hai ragione quando dici che Napoli certamente non ha incoraggiato il nostro impegno,è vero, i riscontri che avevamo da altre parti d'Italia e le stesse collaborazioni "esterne" al nostro territorio ci fecero capire che le continue "tirate d'orecchio" alla nostra classe intellettuale non erano molto gradite, non parliamo poi di quella politica,preferisco non ricordare.
Il gradimento che da più parti proviene nelle maniere più semplici a questa iniziativa del Blog non mi sorprende, mi convince che quelle persone con le quali abbiamo condiviso i valori veri, quelli che contano, quelli che non riempiono solo la bocca,sono rimaste le stesse.
Grazie Guido

mercoledì 16 febbraio 2011

Curiosità : il coro delle "ciechine"

Entravano in fila in silenzio, a passo felpato, nella Chiesa di San Carlo alle Mortelle, in particolare nelle occasioni solenni come la festività di S.Carlo,il 4 Novembre, per i canti liturgici della messa solenne e per la benedizione speciale impartita di consueto dall'Arcivescovo della Città, le ragazze non vedenti dell'Istituto Strachan Rodinò di via Filippo Rega.

Le ciechine, come comunemente ed affettuosamente le chiamavamo nel quartiere, facevano parte di un Istituto tenuto da suore,che aveva per scopo il mantenimento e l'istruzione di ragazze non vedenti povere, sorto prima come convitto nella seconda metà dell''800 e successivamente trasformato in Fondazione che porta il nome di Leopoldo Rodinò (1810-1882), autore dell'importante Grammatica novissima della lingua italiana (1848) che in quegli anni  fondò un Opera di sostegno per i mendicanti ed in particolare per quelli ciechi e dell'aristocratica  Lady Strachan, marchesa di Salsa,che fu  promotrice e finanziatrice dell'Istituto per l'educazione delle giovani non vedenti.

Avevano delle voci straordinarie  che si propagavano con  dolcezza in un profumo intenso di incenso che nelle grandi occasioni  abbondava sulle carbonelle ardenti nel turibolo d'argento quasi sempre maneggiato dal turiferario ufficiale che era il nostro fraterno amico Aldo Palazzo, bravissimo attore ed imitatore che nelle sue funzioni assumeva un atteggiamento molto serio, tanto serio che provocava quasi sempre una risatina contagiosa tra gli altri amici presenti (ed anche tra gli addetti al servizio liturgico)
Al termine delle cerimonia, le ragazze, alcune proprio piccole, accompagnate dalle suore, scendevano l'angusta scaletta di legno del piccolo soppalco dove era posizionato l'organo e  tornavano all'istituto tra i complimenti dei fedeli che illuminavano i loro volti di gioia.






martedì 8 febbraio 2011

Gli anni dell'impegno

Non ho una grande memoria per ricordare date e collegare queste ultime a fatti,episodi,persone,amici con i quali si sono vissute esperienze davvero uniche che hanno segnato tappe significative nella formazione di ciascuno.
Molti bei momenti sono stati ricordati con grande lucidità su questo blog da Antonio Menna che negli anni dell'impegno in Azione Cattolica, nella Gioventù Unita, fu l'anima,la mente,l'organizzazione,la ricerca del dialogo con altre componenti giovanili del quartiere e fuori di esso.
A testimonianza di quanto affermo, all'indomani della pubblicazione del suo intervento: "Quegli anni:io li ricordo così", abbiamo avuto una quantità enorme di consensi maggiormente attraverso quel canale di collegamento che è Facebook, dove amici da ogni parte di Italia hanno voluto partecipare anche con un po' di commozione ad un momento di ricordi semplici fatti di incontri di approfondimento ma anche di incontri conviviali di divertimento fondati essenzialmente su una grande,vera,profonda amicizia.
don Primo Mazzolari

Come non ricordare la vivacità dialettica,talvolta con toni forti ma sempre rispettosa sotto la presidenza diocesana dell'A.C. di Fabrizio Forte, oggi valente e serio magistrato, o con Francesco De Notaris?
Gli incontri di formazione presso il seminario di Pompei :  un fermento ed una partecipazione davvero sentita,partecipata.
Gli anni che volgevano a quel '68 che anche nella Chiesa cominciavano ad
evidenziarsi con una voglia di cambiamento anche nella partecipazione liturgica con la Messa dai canti nuovi, con le chitarre elettriche e i testi di cantautori contemporanei che il buon Franco Alfarano sempre aperto alle nuove forme, non solo consentiva ma che saggiamente integrava con le sue omelie intelligenti,colte che sapevano calare i testi sacri nella vita di tutti i giorni tali da far partecipare giovani e meno giovani ad un momento di approfondimento che faceva tornare a casa  tutti un pochino più ricchi e soddisfatti.
Tanti gruppi che in città nascevano in quel nuovo fermento avvertito un po' da tutti ebbero in AZETA,il gruppo nato in San Carlo alle Mortelle, un punto di riferimento,di incontro e di coordinamento, un movimento basato innanzitutto su valori condivisi.
Ma su questo punto ho invitato anche  l'amico Guido Improta che in quegli anni fu il punto di riferimento di Nuovo Umanesimo ed il collegamento con la nostra realtà e successivamente significativa presenza in AZETA, a dare un contributo che spero presto proporremo.

mercoledì 2 febbraio 2011

Curiosità : le prime specole a Napoli

Intorno alla metà del settecento, Parigi, Londra e Berlino già da tempo avevano realizzato osservatori  astronomici che facevano riferimento a prestigiose accademie scientifiche.
In Italia, Roma,Firenze,Pisa, ,Bologna e Padova avevano veri e propri centri di studi di astronomia.
Napoli, nonostante il suo ruolo importante, non solo non aveva un osservatorio astronomico ma neanche un centro studi,un'accademia scientifica o altro organismo riconosciuto nell'ambito del consesso scientifico internazionale.
A Napoli ,presso alcuni istituti religiosi, esistevano alcune specole private, quella dei Gesuiti interessante anche per una considerevole collezione di strumenti e quella che faceva capo al Collegio Reale di San Carlo alle Mortelle, di fianco alla Chiesa  diretto dal sacerdote Nicola Maria Carcani (1716-1764) dell'ordine degli Scolopi,che insegnò dapprima  lettere umane e poi la retorica, la filosofia e la matematica. Divenuto rettore del collegio fece costruire una specola astronomica fornendola di molti strumenti. Insieme a Felice Sabatelli misurò la latitudine di Napoli: 40°50'15".

Nel 1791 re Ferdinando IV, decretò  la fondazione della Specola .Si scelse come sito il palazzo dei Regi Studi, ora Museo archeologico.
I lavori furono intrapresi, ma mai portati a termine.
Negli anni successivi il Governo francese, nel 1807 aveva decretato la fondazione dell'Orto Botanico.
Gioacchino Murat, succeduto a Giuseppe Bonaparte nel 1809, volle nel 1812 la fondazione del Museo Zoologico e dell'Osservatorio Astronomico.

domenica 30 gennaio 2011

Una vita per la cultura

Non riesco a ricordarlo diversamente Antonio Altamura se non dietro la sua scrivania  ricolma di carte,libri,fogli,appunti ed il suo viso tra nuvole di fumo di sigarette nella sua casa di San Carlo alle Mortelle al primo piano dello storico civico sette, nel silenzio del suo studio stracolmo di libri.
La sua congenita riservatezza e la battuta dotta ed elegante sempre pronta, propria dell'autentico gentiluomo napoletano, oggi, a distanza di ventun'anni dalla sua scomparsa, se potesse vedermi mentre scrivo questo semplice affettuoso ricordo, non mi risparmierebbe una solenne ...mandata a quel paese.
Conoscendolo, non avrebbe gradito si parlasse del suo valore,delle sue benemerenze, egli era ben consapevole che i suoi  scritti, le oltre 150 pubblicazioni erano state il suo contributo alla letteratura italiana, alla cultura meridionale e,con un amore particolare, a quella napoletana, un contributo concreto lontano dai riflettori con una discrezione senza uguali.

La sua opera forse più conosciuta anche ai  non addetti ai lavori è senza dubbio il dizionanrio dialettale napoletano che, pur non essendo stato il primo, si differenziava dagli altri pubblicati nel secolo precedente per il contenuto certamente più esaustivo che derivava dalle lunghe e attente ricerche compiute sull'etimologia delle parole ed una maggiore sintesi di talune espressioni che ne determinavano una semplificazione e,quindi,una comprensione più compiuta.

Ma quì si è voluto principalmente ricordare un uomo illustre che ha dato a Napoli ed alla sua cultura un segno che va oltre la memoria corta e la irriconoscenza di una città che vive, come del resto l'intero Paese, un lungo periodo di decadimento culturale dovuto principalmente ad una classe politica di modesto livello dove i cosi definiti assessori alla cultura che si sono succeduti in questi ultimi vent'anni non hanno ritenuto neanche di dovergli  intitolare una strada, un vicolo.
Antonio Altamura, non avrebbe commentato, avrebbe sorriso e sorvolato sull'argomento e, anche questa volta, mi avrebbe affettuosamente mandato a quel paese.
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Nato a Napoli il 18.09.1914 , compie i suoi studi fino alla maturità classica all’Istituto Pontano dei padri gesuiti.
Nel 1937 si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Napoli.
Nel 1940 vince il concorso a cattedra di italiano e latino nei licei, ricoprendo le sedi di Castellammare di Stabia e di Napoli presso il Liceo Ginnasio “J. Sannazaro”.
Nel 1950 consegue la Libera Docenza in Letteratura Italiana.
Nel 1954 vince il concorso a Preside di prima categoria, ricoprendo incarichi presso il Liceo Classico di Vallo della Lucania (Sa), il Liceo Classico di Sarno (Sa), l’Istituto Magistrale  “G. Mazzini” di Napoli ed infine quello presso il Liceo Classico “G.B. Vico” di Napoli.
Dal 1970 riceve l’incarico di professore incaricato per l’insegnamento di Filologia Italiana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Salerno.
Dal 1972 al 1977, contemporaneamente al predetto insegnamento universitario, ricopre l’incarico di professore per l’insegnamento di Letteratura Italiana presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli.
Nel 1976 vince il concorso a cattedra per professore ordinario di Letteratura Italiana presso l’Università di Pavia, sede mai raggiunta per motivi di salute. Nello stesso anno va in pensione come preside del Liceo “G.B. Vico”.
Tra l’altro, era stato vincitore del concorso per Ispettore Centrale di Ministero della Pubblica Istruzione, dove non aveva mai voluto entrare in quel ruolo.
BENEMERENZE :
-         Laurea in Lettere honoris causa dell’Università di Parigi ;
-         Socio Ordinario dal 1958 dell’Accademica Pontaniana di Napoli ;
-         Premio Napoli per la Linguistica e la Dialettologia del 1965 ;
-         Ispettore Onorario per i beni culturali per la zona di Massalubrense (Na) dal 1968 ;
-         Premio per l’attività culturale svolta, rilasciato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per gli   anni 1966 e 1970 ;
-         Il Presidente della Repubblica, con “motu proprio” gli conferisce l’onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana ;
-         Nel 1976 gli viene conferita la medaglia d’oro per i benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.
Scompare a Napoli il 31.01.1980 .