sabato 24 novembre 2012

Libero... nella Verità



Credo mi sia capitato di rado leggere 170 pagine di un libro in una serata e mai dopo aver incontrato l’autore tre ore prima  dopo aver parlato per circa due ore sugli argomenti che ho ritrovato nella mia lettura.

Una lettura la mia dopo aver ascoltato la registrazione, sorprendentemente donatami, di una serata svoltasi in un teatro cittadino in onore del poeta Alfredo Bonazzi in occasione della presentazione di un suo libro dedicato a Papa Giovanni, “Quel giorno di uve rosse” dove all’autore del libro Libero…nella Verità, il Professore Franco Alfarano , fu affidata la presentazione.

Ho ritrovato nel libro di Franco Alfarano una coerenza di pensiero con le parole ascoltate in quella registrazione e con le esperienze vissute , un filo conduttore ben saldo che a distanza di quasi quarant’anni  testimonia  quella che lui chiama metànoia, ovvero la sua conversione,”Convertirsi significa solo cambiare;si possono cambiare abitudini,amicizie,abitazioni ed oggetti senza cambiare il proprio pensiero e di conseguenza la vita. Operare in se stesso una metànoia,significa invece cambiare radicalmente il proprio modo di pensare e,di conseguenza, la propria vita.Non a caso la parola di Dio invita continuamente a convertirsi ed a credere nel Vangelo; a tale scopo utilizza il termine metànoia”.

Una serie di riflessioni attente che rispondono ampiamente alle domande dei tanti cristiani che vivono il disagio della propria condizione di fede combattuta tra “il Dio che ha creato gli uomini e non nel Dio che gli uomini hanno creato” come  dice testualmente Franco Alfarano al termine della trascrizione del penultimo capitolo  del famoso volume di Juan Arias “Il Dio in cui non credo” scritto nel 1975.

Una piccola nota, infine,  che tengo a sottolineare contenuta nel bel  libro Libero…nella Verità, un ricordo affettuoso di un matrimonio celebrato in una chiesetta sul  Monte Faito da due persone della grande comunità di San Carlo alle Mortelle  e che oggi ricordo con particolare emozione per la scomparsa di uno di loro, un matrimonio che l’autore definisce “vero matrimonio cristiano,il matrimonio del Terzo Millennio”.

Un libro che apre ampi spazi di riflessione che ritengo faccia bene in questi tempi di eccessiva confusione .
(il libro può essere acquistato su sito: ilmiolibro.it)

mercoledì 21 novembre 2012

Curiosità sulla toponomastica...1850


Raffaello Tancredi - Cimarosa liberato dalla prigione di Santa Maria Apparente
In Curiosità Letterarie Napoletane,2^ serie,1971,  Antonio Altamura riporta uno scritto di Michele Scherillo pubblicato  nel Giambattista Basile (III,1885,p.83), sottolineando i particolari delle date delle due lettere sotto riportate :…”il Consiglio edilizio (press’a poco l’attuale nostra commissione per la toponomastica) scrive al Ministro dell’Interno in data 23 marzo e l’approvazione alle richieste fatte giunge il 13 aprile. Poveri funzionari borbonici,così presi in giro e “mormorati” dalla stampa liberale” .
Riporto soltanto alcuni nomi di strade di quartieri vicini :
Napoli, 23 marzo 1850
Al Signor Direttore del Real Ministero dell’Interno
Signor Direttore,
Riproduco ora una proposizione fatta dal mio predecessore,tendente a far mutare in nomi decorosi quelli di alcune vie che sono veramente laidi o non italiani.
Sembrami  inutile aggiungere altre parole,perché Ella al solo rammentare quei nomi in leggendo l’annessa lista, troverà decoroso ciò che vengo a proporle;e nel caso che voglia favoreggiare le proposizioni di questo Consiglio e del Decurionato,che novellamente invio,ardirei aggiunger la preghiera che il mutamento venisse fatto sollennemente ,acciocchè non possa essere accusato come distruttivo delle memorie e de’ domicilii che trovansi ne’ rogiti e nelle altre carte pubbliche.
L’Intendente Presidente
C.Cianciulli
Nomi antichi                  Nomi Nuovi
                         S.Ferdinando
Vico Pulci                                Via S.Mattia
Vico Chianche(1)           Vico Rotto S.Carlo
                        Montecalvario
Vico Birri(2)                   Vico Teatro Nuovo
Vico Chianche alla Carità     Vico della Carità
…………………………
………………………..
Napoli,13 aprile 1850
Al Sig.Intendente Presidente del Consiglio Edilizio
Signore,
in replica al suo rapporto del dì 23 dell’ora scorso mese n.195,approvo la proposizione da Lei fattami relativamente al cambiamento di taluni nomi con cui si addimandano alcune strade di questa Capitale,i quali sono o non italiani o laidi.
Il Direttore
Murena
1 beccheria
2 sbirri

lunedì 19 novembre 2012

Il male aggredito con amore


Sull’altro mio Blog (AZETA http://antonio-salzano.blogspot.com) ho parlato della presa di posizione chiara e netta di alcuni Vescovi  della nostra Regione Campania sulla terra dei fuochi , sui roghi tossici, sull’avvelenamento della terra e dell’aria in particolare nelle Province di Napoli e Caserta ad opera della criminalità organizzata e della grande quantità di materiale riveniente anche dai residui industriali del Nord  Italia che viene portato in queste terre e bruciato.
I Vescovi hanno definito l’impressionante aumento dei tumori, una vera e propria ecatombe  e i dati dell’Istituto Pascale di Napoli sono allarmanti :  negli ultimi venti anni nella sola provincia di Napoli del 47% per gli uomini e del 40% per le donne ; nella provincia di Caserta del 28,4% per gli uomini e del 32,7% per le donne.

Credo che ciascuno di noi possa raccontare di familiari,amici,parenti,conoscenti giovani e meno giovani, bambini toccati da questo problema  ed il percorso spesso tristemente simile fatto per combattere un male che il più delle volte non perdona nonostante i notevoli progressi della ricerca.

Generalmente  si crea attorno alla persona un clima di complicità affettuosa o di circostanza dove si finge, si maschera del falso ottimismo ma tutto nella direzione di dare speranza al soggetto interessato.

Di rado si incontrano persone che amano invece comunicare la loro esperienza ,il modo di come affrontano il male e continuano a viverlo con positività vera  trasmettendola  a chi li circonda, alla propria famiglia, agli amici ma anche agli operatori sanitari che incontrano lungo il percorso  che talvolta sono i primi a restare attoniti  al cospetto di così tanto coraggio e voglia di vivere.

Ma tra questi ancora più rari sono quanti intendono mettere a disposizione la  loro esperienza non per una voglia di trasmettere soltanto ottimismo e speranza ma per comunicare una profonda spiritualità, una  di quelle cose così difficili ad esprimere a parole ma così semplice da trasmettere attraverso  il modo di affrontare il male,  con un sorriso sempre impresso sul  volto che trasmette serenità e speranza.

Ne parleremo ancora attraverso incontri con un amico del nostro quartiere ,che come già noto a molti è parte interessata ed   ha espresso la volontà  di parlarne,  con normalità , per raccontare la sua esperienza  davvero singolare , per essere utile a quanti vorranno affrontare l’argomento con occhi  e cuore diversi.
(rigorosamente vietata la riproduzione)

Tra i Vescovi firmatari dell’appello contro l’avvelenamento delle terre e dell’aria delle province di Napoli e Caserta, Mons. Beniamino Depalma, della Congregazione dei Padri della Missione (Vincenziani) , ordine presente da anni nella zona di Cariati al Santuario di Lourdes ,dove un giovane Beniamino De Palma è transitato dopo essere stato nella Parrocchia di S.Gioacchino in via Orazio. Fu tra coloro che volle ospitare nella rivista Presenza Vincenziana, la Lettera al Sindaco redatta dal Gruppo AZETA presente in San Carlo alle Mortelle.

Pugliese, è stato Vescovo di Amalfi –Cava de’Tirreni ed oggi Vescovo di Nola

lunedì 24 settembre 2012

Riqualificare i quartieri storici per fermare la degenerazione


Sabato scorso ero a Roma  a casa di amici per festeggiare i sessant’anni di un caro amico di infanzia, nato e cresciuto in questo quartiere. Nel corso della bella e semplice serata tra un disco degli anni ’60 ed un buon bicchiere di vino i ricordi degli anni della giovinezza incalzavano e sovrastavano ogni altro argomento si tirasse fuori.
La presenza di buona parte degli ospiti di provenienza mortelliana ha  come d’incanto catapultato la memoria a fatti,personaggi e luoghi ormai tatuati nella mente e nel cuore di ciascuno.

Ma i ricordi non bastano a nascondere l’amarezza e la delusione dello stato di abbandono in cui versano quei luoghi, la Chiesa ancora chiusa per la voragine di tre anni fa, la lentezza delle Istituzioni che a distanza di oltre un anno dallo stanziamento delle risorse necessarie alla ristrutturazione della bella e storica  Chiesa di San Carlo, non si riesce a pervenire alla erogazione ed all’affidamento dei lavori nonostante il continuo interessamento dello stesso Parroco Don Mimmo al quale periodicamente chiedo notizie ricevendo, suo malgrado, le stesse risposte .

La chiusura della Chiesa  e la mancanza di interventi di riqualificazione della piazza e della zona circostante stanno creando una degenerazione del quartiere in contrasto con la volontà più volte annunciata dalla nuova Amministrazione di valorizzazione dei quartieri spagnoli che con la recente inaugurazione della stazione Toledo della linea 1 della Metropolitana  con accesso anche dalla piazza Montecalvario potrebbe vedere realizzato il sogno di un percorso turistico fino al Corso Vittorio Emanuele proseguendo  verso il quartiere del Vomero attraverso le scale del Petraio, poste in continuazione del vicolo Mortelle.
Sogni ad occhi aperti? Forse, ma se ai sogni  facessero seguito piccoli atti possibili , ben conoscendo la pessima situazione ereditata delle casse comunali, si potrebbe dare avvio ad un processo di riqualificazione che conferirebbe una maggiore vivibilità della zona.

Sbloccare i fondi già stanziati per la ristrutturazione della Chiesa del 1600 è il primo atto che dovrà essere sollecitato con forza e con tutti i mezzi  da quanti  hanno a cuore  la salvaguardia del nostro patrimonio artistico, da quanti abitano nel quartiere ed anche da quanti seppur lontani tengono al recupero ed alla valorizzazione di un luogo caro alla cultura di questa splendida città, tralasciando polemiche e facili critiche che poco o niente servono alla risoluzione del problema .

mercoledì 20 giugno 2012

Botteghe


Tempo fa ho ricordato alcune delle botteghe storiche del quartiere, la pasticceria Miranda, la salumeria di Don Ciro con suo fratello Enzo, la stessa farmacia della dottoressa bionda  dalle magiche cartine di 6gr di bicarbonato e 12 gr di cremone per un pan di spagna perfetto da farcire rigorosamente con crema gialla fatta in casa con piccole scorzette di limone.
Per trovare l’introvabile , componenti particolari per  guarnire una torta fatta in casa, le caramelle di ogni tipo e gusto, le giuggiole di ogni dimensione e sapore, i formaggini di cioccolata con frammenti di nocciole,i gelati più strani e di ogni marca  bisognava rivolgersi alla bottega delle botteghe:  Miele al Corso Vittorio Emanuele, con il suo piccolo locale stracolmo d’ogni merce ed un profumo sempre uguale, un misto eccezionale di odori e quest’uomo semicalvo,dal viso rotondo e baffetti che sembrava uscito da un quadro di Toma o di De Bellis, dai modi gentili e sempre disponibile a soddisfare  in qualsiasi modo le richieste dei clienti.
Miele era di fianco ad un’altra bottega , quella di don Vittorio ‘o chianchiere (macellaio) che vendeva unicamente carne di cavallo che tra fine anni 50 ed i 60 era fortemente consigliata dai medici per combattere l’ anemia.
Don Vittorio era un omone dalla folta capigliatura imbrillantata  dalle maniere gradevoli e gentili e con una grande capacità di centrare il peso signo’,teng’ ‘o peso dint’ ‘e mmane.
Sempre nel tratto del Corso , di quella che fu la strada che nell’ottocento stravolse i connotati originari del Poggio delle Mortelle, che secondo i letterati dell’epoca fu una delle zone più belle della città, la contrada residenziale per eccellenza, la mitica pasticceria Principe fondata da Luigi Patrone e poi gestita dai figli Walter,Geppino e Guido che ne continuarono la tradizione con prodotti di alta qualità ma che purtroppo come tante altre realtà commerciali importanti ebbe fine qualche decennio fa .
Come non ricordare alcuni punti vendita che botteghe non erano ma  precisi  punti di riferimento per accaniti fumatori di sigarette di contrabbando  che a richiesta apparivano dalla cassetta in legno posta sulla carrozzella di un disabile che noi ragazzi immancabilmente l’11 febbraio,giorno del ricordo dell’apparizione della Madonna a Lourdes, caricandolo in spalla, lo portavamo al Santuario in cima alle scale per poi ricondurlo a casa e il suo sorriso ci ripagava della fatica.
Il punto vendita all’ingresso della Funicolare centrale di caramelle, cioccolatini e formaggini d’ogni tipo di un uomo dalla robusta corporatura con i baffi e dai modi tutt’altro che gentili al punto che chi guardava e non acquistava veniva investito da una frase tremenda v’adda venì nu canchero dint’ ‘e mane  e, ricordo, che più d’uno lo provocava per constatare la veridicità della sua nota imprecazione.
Banche,supermercati e prodotti tutti ad 1 Euro, ne hanno preso il posto da oltre trent’anni ma le grandi trasformazioni ed il cambio di stile di vita che necessariamente seguiranno all’epilogo della grande crisi potrebbero far tornare alcune attività commerciali ed artigianali, centri di riparazione di oggetti d’ogni tipo.
Qualcosa già si intravede e chissà che non possa costituire una parte della ripresa che tutti auspichiamo.

lunedì 18 giugno 2012

Il Poeta di Recanati nel ventre di Napoli


Come è vero che certi luoghi non è possibile viverli,amarli, immaginarli  al di fuori di un contesto complessivo di  cui fanno parte.
Senza senso sarebbe parlare di via Posillipo se non inquadrato nell’intera collina da via Manzoni a via Petrarca,al Parco Virgiliano ed a quei luoghi  incantati  della Gaiola e  Marechiaro.

San Carlo alle Mortelle , dal Corso Vittorio Emanuele guarda verso Chiaia attraverso Rampe Brancaccio ,via Nicotera e i Gradoni che finalmente sono tornati  tali; ma anche Sant’Anna di Palazzo col suo mercatino, via Cedronio e i vicoletti limitrofi.
Giacomo Leopardi
(Recanati, 29.6.1798-Napoli, 14.6.1837)

Proprio pensando ad uno di questi vicoli , giorni fa, via San Mattia e più precisamente il civico 88 , cercavo d’ immaginare il primo impatto di un uomo, di un grande poeta italiano, Giacomo Leopardi, del quale in questi giorni si è ricordata la sua morte , con una realtà completamente nuova, diversa da quella abituale.

La vita frenetica di Napoli, quella chiassosa del quartiere in netto contrasto con il carattere solitario e malinconico del Poeta  che pure gli procurano un tale benessere, una tale voglia di vivere, una vita disordinata non troppo gradita al suo amico Ranieri che condivideva , il piccolo appartamento al secondo piano di  Palazzo Berio.

Un Leopardi che oggi definiremmo completamente impazzito  per la vita del quartiere, per la sua gente, per i personaggi, per tutto il particolare contesto  che riusciva a mitigare la sua malattia , una voglia di vivere attimi di vita come uno di loro.

Purtroppo la sua permanenza nel quartiere fu breve a causa del male che esigeva luoghi diversi, in collina, tra il verde  ma il ricordo delle piccole cose, delle scorpacciate di cozze, frutti di mare d’ogni genere, sfogliatelle e la frequentazione  dei caffè da via Toledo a Santa Lucia lo ricondussero alla sua ben nota malinconia. .

Le cronache riferiscono anche delle sue fissazioni  tipiche del popolo napoletano, dove si ritiene che il pane buono va comprato esclusivamente presso quel forno, il pesce soltanto presso quel tale e i taralli unicamente in via Foria  e ‘o pere e ‘o musso soltanto alla Pignasecca.

Vivere in una città ed in una parte di essa calandosi nei suoi  usi e costumi , sbagliati o meno che siano , ma vivere i luoghi nel rispetto delle sue tradizioni e, perché no, anche delle sue fissazioni.

Luoghi tra grandi contrasti , capaci di suscitare in chi vi risiede, sentimenti di odio e di amore ,  ma che anche ad uno dei più grandi ed apprezzati esponenti della poesia italiana provocarono non solo emozioni ma anche tanta nostalgia…e qualcuno di noi mai fu tanto d’accordo con il grande Leopardi.

sabato 26 maggio 2012

70 anni dalla morte di Libero Bovio


26 Maggio 1942 – 26 Maggio 2012

Poeta,scrittore, drammaturgo, giornalista , autore di celebri canzoni napoletane:

Tu can un chiagne, Reginella, Chiove, ‘O Paese d’ ‘o sole, Lacreme napulitane,…
Giuseppe Di Stefano

domenica 6 maggio 2012

Ricordo di un amico

Purtroppo non è sempre possibile riportare solo belle notizie, bei ricordi, momenti di gioia ma bisogna talvolta registrare anche notizie tristi, ancora più tristi quando si parla di scomparse di persone ancora nel pieno della vita.
Ho appreso della scomparsa di Renato Pozzo tramite email trovandomi fuori Napoli. Uno di noi, uno della grande comunità di amici del quartiere, della piazza.
Attraverso la rete ho letto parole bellissime, vere, sentite di amici a lui più vicini da sempre che fanno ben comprendere quale fosse l'affetto fraterno, silenzioso che univa Renato ai tanti che da anni continuava a frequentare.
Un caro saluto, un fraterno ricordo.

venerdì 13 aprile 2012

Settimana della Cultura e lentezza delle Istituzioni


Eretta nel 1616 su progetto del Sacerdote Barnabita Giovanni Ambrogio Mazenta che successivamente affidò il progetto all'Architetto napoletano Giovanni Cola di Franco.
All'interno dipinti di Antonio De Bellis raffiguranti momenti della vita si San Carlo Borromeo.
La facciata fino al 1730 fu lasciata grezza ed i lavori di realizzazione della stessa iniziati nel 1730 su progetto di Enrico Pini allievo del Sanfelice.
Decorazioni e stucchi di Giuseppe Scarola e dello scultore Domenico Catuogno.
Il 23 Settembre del 2009 si aprì un'ampia voragine all'interno della Chiesa facendo crollare parte della pavimentazione di fine  '700.
La Chiesa è chiusa e non risultano lavori in corso



Questo è il post del 9 Aprile dello scorso anno pubblicato su questo Blog in occasione della scorsa edizione della Settimana della Cultura.
A distanza di un anno non è cambiato nulla, come confermatomi dal Parroco P. Mimmo, la cifra stanziata l’anno scorso non è stata ancora erogata nonostante i passi fatti presso gli Enti interessati per sollecitare l’avvio delle opere di consolidamento e di restauro.
Alcuni amici più sensibili all’argomento mi hanno comunicato che in questi giorni si costituiranno in un comitato al quale sono stato invitato a partecipare per esercitare le opportune pressioni per lo svincolo dei fondi stanziati ed anche per definire la sistemazione della piazza attualmente in condizioni penose.
Saranno interessate tutte le Istituzioni competenti a cominciare dalla Municipalità della zona che dovrà dare il suo fattivo contributo.
Questo deve essere l’impegno ed il sostegno di quanti hanno a cuore il recupero di un gioiello dell’arte barocca, il legittimo utilizzo della Chiesa da parte dei fedeli e la sistemazione della piazza nel rispetto della sua storia.

domenica 8 aprile 2012

Una serena Pasqua di fiducia e di speranza

opera de il Tintoretto

Una serena Pasqua a tutti in un momento di grande difficoltà per la maggioranza delle famiglie, di quanti da tempo cercano un lavoro, di quanti non hanno più un lavoro, dei giovani sfiduciati e mortificati dalla mancanza di politiche per l’occupazione e lo sviluppo, delle categorie più deboli, dei diversamente abili e delle loro famiglie lasciate sempre più sole con sempre meno tutele, degli anziani,dei pensionati sacrificati in nome della difesa dei grandi patrimoni ,dei grandi potentati.
Una serena Pasqua di fiducia e di speranza

sabato 7 aprile 2012

venerdì 6 aprile 2012

Venerdì Santo


“… Sul  piedistallo, sotto i cuscini,questa iscrizione: Joseph Sammartino, Neap.,fecit,1753. E più nulla. Cioè no sul Cristo morto, su quel corpo bello ma straziato, una religiosa e delicata pietà ha gettato un lenzuolo dalle pieghe morbide e trasparenti, che vela senza nascondere,che non cela la piaga, ma la molce, che non copre lo spasimo, ma  lo addolcisce. Sopra un corpo di marmo che sembra di carne, un lenzuolo di marmo che la mano quasi vorrebbe togliere. Niente manca dunque,in questa profonda creazione artistica: e vi è il sentimento che fa palpitare la pietra, turbando il nostro cuore, e v’è l’audacia del creatore che rompe ogni regola,e v’è il magistero di una forma eletta, pura ,squisita, Quel corpo morto era poc’anzi  vivo, si contorceva nelle angosce di un’agonia spaventosa, giovane e robusto si ribellava al male, si ribellava alla morte. Non vi era sfinimento, non vi era abbattimento: le fibre non volevano morire,il corpo non voleva morire. Ma sotto le pieghe del lenzuolo, la testa ha un carattere stupendo:la fronte liscia ha un vasto pensiero;piangono gli occhi, è vero,pel cruccio fisico, ma le labbra schiuse hanno una traccia di sorriso, che è un’indefinita speranza. E’ vero,è vero, il dolore è passato dal corpo all’anima; è vero, l’anima è contristata, ma non è disperazione, ma non è desolazione. L’anima come la bocca è abbeverata di fiele, ma una goccia di consolazione v’è stata. Tutto quel Cristo è un dolore supremo, ma è anche una suprema speranza,…” (Matilde Serao)

mercoledì 4 aprile 2012

Lo Struscio del Giovedi Santo


L’ultimo rintocco delle campane per un silenzio fino alla notte  tra il Sabato e la Domenica di Pasqua, era il segnale dell’inizio dei giorni della Passione per i Cristiani ed anche per quanti non praticanti si trovavano comunque coinvolti in un clima misto di tristezza e di preparazione alla festa.
Al termine della Liturgia del Giovedì Santo , dopo la simbolica lavanda dei piedi e l’avvio dell’adorazione del Santissimo, presso  uno degli altari laterali addobbato per l’occasione con drappi ,piante, fiori e candele mentre tutt’intorno statue di santi e crocefissi coperti con stoffe color viola.
All’uscita della Chiesa ci si organizzava per scendere giù Toledo dove l’antico rito dello struscio ( che ebbe inizio il 18 Marzo del 1704 al tempo di Re Ferdinando IV) era ormai cominciato con la chiusura della strada che da piazza Carità fino a piazza Trieste e Trento era tutto un fiume di persone che con il rumore delle scarpe strisciate per terra, con il camminare lento per la gran folla, per l’indugiare davanti alle vetrine, davanti alle Chiese dove entrare e compiere il rito dei sepolcri  , sempre in numero dispari, non meno di tre che i più pigri o gli anziani rispettavano entrando ed uscendo dalla Chiesa più vicina tre,cinque,sette volte.
Tutte le Chiese restavano aperte fino alla mezzanotte che negli anni 60/70 era già considerata notte fonda e, quindi, un buon pretesto per la nostra generazione per far saltare le rigidità di orario di rientro in particolare delle ragazze che con la scusa del giro dei sepolcri preferivano frequentare i luoghi abituali per gli incontri con la propria comitiva  o con il proprio ragazzo del momento, il tradizionale  struscio era il rito delle coppie stabili o di quante/i  ancora in stato di libertà e fuori dai gruppi.
Oggi ad ampliare considerevolmente la zona dello struscio con una maxi zona ZTL c’ha pensato il Giggino  Primo  Cittadino , dove non è necessario strusciare  ma soltanto passeggiare e per gli accaniti delle auto solo incazzarsi e maledire il Re Ferdinando IV dei nostri tempi.

‘O STRUSCIO
Giovedì Santo ‘o struscio è nu via vaie:
Tuledo è chiena ‘gente ‘ntulettata,
ca a pede s’hadda fa ‘sta cammenata,
pe mantenè n’usanza antica assaie.
-Mammà, ci andiamo? – Iammo.Ma che faie?
-Vediamo due sepolcri e ‘a passeggiata-
E ‘a signurina afflitta e ‘ncepriata
Cerca ‘o marito can un trova maie.
‘A mamma areto,stanca,pecchè ha visto
Ca st’atu struscio pure se né ghiuto,
senza truvà chill’atu Ggiesucristo,
s’accosta a’figlia:-Titinè,a mammà,
cca cunzumammo scarpe.-l’ho veduto!
E me l’hai detto pure un anno fa!
                                    Raffaele Viviani                   

sabato 31 marzo 2012

Un sogno possibile


I sogni son desideri, cantava Cenerentola nel famoso film di Walt Disney nel 1950, un canto simbolo del potere dei sogni che talvolta si trasformano in realtà.
Questa volta non è la bella Cenerentola ma il Sindaco di Napoli  Luigi  De Magistris  che  nel corso di una trasmissione della popolare Radio Kiss Kiss ha voluto  confessare un suo sogno : trasformare le splendide scale che dalla collina del Vomero portano nel cuore della città in percorsi dell’arte e per quelle del Petraio un sogno in più, farne una piccola Montmartre con librerie, artisti di strada, arte e cultura.
Ma  il sogno di trasformare e vitalizzare le scale del Petraio, che forse anche il giovane Sindaco, come tanti di noi della zona,  ricorda anche come percorso degli innamorati , non può fermarsi al Corso Vittorio Emanuele ma deve obbligatoriamente coinvolgere il percorso di San Carlo alle Mortelle che porta ai quartieri Spagnoli, nel centro storico, verso Monte di Dio dove in piazza Santa Maria degli Angeli è in fase di costruzione una stupenda stazione della Metropolitana ,  nel cuore di Chiaia.
Questo sogno mi ha riportato a quanti amici ancora vivono in zona e quel sogno ,riferito alla piazza, qualcuno ha cominciato da tempo a verificarne le possibilità almeno per una sua riqualificazione dopo la ristrutturazione della bella Chiesa del Mazenta e della facciata dello storico stabile contiguo.
Non dovrebbe essere ricompreso nei sogni della bella Cenerentola ma un progetto alquanto possibile che si spera quanto prima di poter ufficializzare.
San Carlo alle Mortelle sul percorso dell’arte e della cultura non sarebbe affatto una novità ma un doveroso atto di recupero di memoria storica  possibile soltanto se lo si vorrà.
E’ complicato ma possibile.

sabato 24 marzo 2012

La pastiera


Nei profumi  che nella Settimana Santa invadevano le nostre case, in particolare tra il Giovedì ed il Venerdì, oltre il casatièllo che ha riscosso consensi  inaspettati , in particolar modo dagli amici che vivono  lontano da Napoli , non può mancare quello che era ed ancora è l’atto finale di un rito della tradizione della nostra tavola nel giorno di Pasqua : la pastiera.
Questo  dolce le cui origini antichissime difficilmente attribuibili ad un’epoca specifica trova però  d’accordo un po’ tutti gli studiosi della materia nell’individuare nell’antico monastero di San Gregorio Armeno, nel cuore di Napoli,  delle suore Crocifisse , di fianco ad uno dei gioielli del barocco napoletano, la stupenda Chiesa di Santa Patrizia, nella strada dei pastori, la nascita della pastiera nella versione attuale ad opera di una suora.
E non c’è da dubitare su questa versione ben conoscendo la grande attenzione all’arte della cucina che da sempre alberga nei conventi sparsi per il nostro Paese.
Il profumo dell’acqua di fiori, elemento indispensabile, che riporta all’atmosfera della primavera ed ai suoi profumi, sembrava stabilizzarsi  in casa nei giorni antecedenti la Pasqua, in un misto di dolce e salato, tra salami, ricotta salata e soppressata calabrese, il tutto in un clima di rigoroso rispetto del divieto di mangiare simili pietanze dal Giovedi alla mezzanotte di Sabato fino al suono delle campane.
E’ forse difficilmente comprensibile da parte della generazione dei nostri figli il valore di talune tradizioni che erano anche occasione di consumare pasti più succulenti, pietanze che solo in quel periodo si aveva la possibilità di gustare; era impensabile mangiare il casatièllo a novembre,gennaio oppure la pastiera a giugno,luglio.
Questo particolare dolce dalle caratteristiche così particolari e personali che credo sia talmente unico che nessuno potrà  mai dire di aver mangiato una pastiera uguale ad un’altra, con l’identico sapore, con lo stesso profumo; al pranzo di Pasqua non ricordo di aver  mai assaggiato una sola pastiera.
I pranzi pasquali consumati mai da soli ma sempre con i nonni, l’immancabile zia vedova o nubile , la signora  sola dell’appartamento sullo stesso pianerottolo, con la propria pastiera che doveva obbligatoriamente essere assaggiata : mai una uguale ad un’altra.
 E’ uno di quei dolci che difficilmente veniva  acquistato, era  prodotto in casa non solo per ragioni economiche,  ma che le pasticcerie che circondavano la nostra zona come Taranto, Miranda ma soprattutto  Principe ponevano  in bella mostra nelle loro vetrine ed erano facilmente individuabili dal sapore di provenienza non domestica, eccessivamente aromatiche.
Pastiera
Ingredienti
350 gr.di grano bagnato,7 dl di latte,300 gr.di zucchero, sugna,vaniglia, 1 buccia d’arancia o di limone, 500 gr. di ricotta,6 tuorli d’uovo,4 albumi, canditi, cannella, pasta frolla per 8 persone.Cuocete nel latte il grano bagnato con la buccia di un’arancia o di limone,la vaniglia ed un cucchiaio di zucchero. Mettete in una terrina la ricotta insieme al grano, allo zucchero,alla cannella ed ai canditi;formate un composto omogeneo con i tuorli e gli albumi montati a neve. Con la pasta frolla foderate una teglia e versatevi tutto il ripieno; con dell’altra pasta modellate delle striscioline che sistemerete a rombi sulla torta. Cuocete in forno fin quando la superficie non risulterà dorata: Servitela qualche giorno dopo la cottura.(Frijenno Magnanno – Prisma libri)