5.01.2014 – Veramente indimenticabile. Ha rappresentato, e rappresenta, e ha cantato meglio di tanti altri il dolore di Napoli, il dolore dei napoletani poveri ma dignitosi, dei napoletani che si inventano la vita giorno dopo giorno, dei napoletani disposti a sacrificarsi per riscattarsi dalla povertà, non dalla miseria: chi lotta per sopravvivere, non ascoltando le sirene che offrono soldi “facili”, non è mai misero, povero si, povero e dignitosi si, misero mai. Mi ha commosso l’intervista fatta al suo fornitore delle prime chitarre: le aveva comprate “a rate”, anzi senza rate, a settimana; man mano che guadagnava, andava a riscattare settimanalmente lo strumento. Indimenticabile Pino Daniele; il dolore e la rabbia che portava dentro di se l’ha saputo trasmettere, con “Napule è”, “ ‘A tazzulella ‘e cafè”, come pochi altri al mondo intero. Antonio, mi piace ricordare un’altra canzone, “A città ‘e pullecenella”, che ascolto nei momenti di maggiore tristezza e arrabbiatura per le condizioni di Napoli: anche questa canta dell’orgoglio dei napoletani mortificato quotidianamente da una << “manica” di fetenti senza coscienza, senza rispetto, e che riescono pure a “piglia’ suonno quanno è sera dinto ‘o lietto” >> ; altra grandissima canzone di Claudio Mattone. Addio Pino, rimani nei nostri cuori. Nino Maiorino
Non si può non condividere la sua riflessione che è oltretutto semplice e drammaticamente vera e lascia l'amaro in bocca.Alle belle canzoni citate,e lo sono tutte,aggiungerei "Terra mia" e "Sicily". Personalmente mi sento svuotato dentro come un buco nero e la città ha perso un faro di speranza.
5.01.2014 –
RispondiEliminaVeramente indimenticabile.
Ha rappresentato, e rappresenta, e ha cantato meglio di tanti altri il dolore di Napoli, il dolore dei napoletani poveri ma dignitosi, dei napoletani che si inventano la vita giorno dopo giorno, dei napoletani disposti a sacrificarsi per riscattarsi dalla povertà, non dalla miseria: chi lotta per sopravvivere, non ascoltando le sirene che offrono soldi “facili”, non è mai misero, povero si, povero e dignitosi si, misero mai.
Mi ha commosso l’intervista fatta al suo fornitore delle prime chitarre: le aveva comprate “a rate”, anzi senza rate, a settimana; man mano che guadagnava, andava a riscattare settimanalmente lo strumento.
Indimenticabile Pino Daniele; il dolore e la rabbia che portava dentro di se l’ha saputo trasmettere, con “Napule è”, “ ‘A tazzulella ‘e cafè”, come pochi altri al mondo intero.
Antonio, mi piace ricordare un’altra canzone, “A città ‘e pullecenella”, che ascolto nei momenti di maggiore tristezza e arrabbiatura per le condizioni di Napoli: anche questa canta dell’orgoglio dei napoletani mortificato quotidianamente da una << “manica” di fetenti senza coscienza, senza rispetto, e che riescono pure a “piglia’ suonno quanno è sera dinto ‘o lietto” >> ; altra grandissima canzone di Claudio Mattone.
Addio Pino, rimani nei nostri cuori.
Nino Maiorino
Condivido questa tua bella e tenera riflessione.
EliminaNon si può non condividere la sua riflessione che è oltretutto semplice e drammaticamente vera e lascia l'amaro in bocca.Alle belle canzoni citate,e lo sono tutte,aggiungerei "Terra mia" e "Sicily". Personalmente mi sento svuotato dentro come un buco nero e la città ha perso un faro di speranza.
Elimina07.01.2015 - Bravo Bruno, mi associo. Nino Maiorino
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