giovedì 26 febbraio 2015

NOTIZIE


             Comunicato Assessorato alla Cultura

Ricordo di Francesco Rosi
L'iniziativa avrà inizio alle ore 11.30, non alle 10.00 come inizialmente previsto.



A seguito della nostra segnalazione ai competenti uffici comunali (articolo del 29.1.2015), è stato eseguito ieri mattina un sopralluogo presso lo stabile di via Filippo Rega da parte dei tecnici per verificare lo stato dei luoghi ed eventuali pericoli esistenti.



Ricordo di Francesco Rosi


A quasi due mesi dalla scomparsa del grande regista Francesco Rosi, il Comune di Napoli ricorda uno dei  figli migliori della città.
Del suo valore artistico si è detto tanto in questi giorni ma ritengo che il meglio di sé lo abbia espresso con i suoi  film inchiesta tra i quali il capolavoro  Mani sulla città, sullo scempio edilizio a Napoli e la collusione tra i vari poteri dello Stato.
Mi auguro che il Sindaco Luigi De Magistris e l'Assessore alla Cultura Nino Daniele, vogliano intraprendere   altre iniziative per onorare degnamente  l'illustre concittadino.




Ricordo di Francesco Rosi
3 marzo 2015, ore 10,30
Sala dei Baroni in Castel Nuovo
Il grande autore cinematografico e regista napoletano
recentemente scomparso sara' ricordato,
alla presenza di Carolina Rosi, Massimo Rosi e Luca De Filippo,
con il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris
e l'Assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele,
dallo scrittore Raffaele La Capria e
dai registi Roberto Ando', Mario Martone e Giuseppe Tornatore
Nel corso della mattinata saranno proiettati
brani dei film di Rosi e di interviste.
Alla realizzazione dell'omaggio a Francesco Rosi ha collaborato
l'Università degli Studi di Napoli Federico II

mercoledì 25 febbraio 2015

Ricordo di Enrico Caruso



          25 Febbraio 1873  -  25 Febbraio 2015          


Nacque a Napoli, nel quartiere di San Carlo all'Arena, in via Santi Giovanni e Paolo 7  il 25 febbraio del 1873 e morì a Napoli il 2 Agosto del 1921 dove è sepolto nel cimitero di Santa Maria del Pianto -Doganella.
Il padre, Marcellino Caruso (18401908), era un operaio metalmeccanico; la madre, Anna Baldini (18381888), faceva la donna delle pulizie.
Nel 1909 incise ventidue canzoni napoletane 




Tu ca nun chiagne
Libero Bovio -  Ernesto De Curtis (1915)

Comm'è bella 'a muntagna stanotte...
bella accussí, nun ll'aggio vista maje!
N'ánema pare, rassignata e stanca,
sott''a cuperta 'e chesta luna janca...
Tu ca nun chiagne e chiágnere mme faje,
tu, stanotte, addó staje?
Voglio a te!
Voglio a te!
Chist'uocchie te vonno,
n'ata vota, vedé!

Comm'è calma 'a muntagna stanotte...
cchiù calma 'e mo, nun ll'aggio vista maje!
E tutto dorme, tutto dorme o more,
e i' sulo veglio, pecché veglia Ammore...

Tu ca nun chiagne e chiágnere mme faje,
tu, stanotte, addó staje?
Voglio a te!
Voglio a te!
Chist'uocchie te vonno,
n'ata vota, vedé!...

venerdì 20 febbraio 2015

Quando si attivano i cittadini



Nel Novembre scorso, nell'ambito delle iniziative rivolte alla riqualificazione della zona del Poggio delle Mortelle, indirizzai, in uno con l'Associazione Futura, all'Assessore all'Urbanistica del Comune di Napoli ed al Soprintendente dei Beni Architettonici, richiesta di restauro dell'antica Cappella Votiva Cristo Grande posta tra le vie San Nicola da Tolentino e San Carlo alle Mortelle.

L'Assessore all'Urbanistica senza fare alcun riferimento alle opere abusive realizzate nel tempo, comunicò di aver girato la richiesta alla sede di Napoli del sito Unesco.

Il Soprintendente dei Beni Architettonici comunicò di aver interessato il Provveditorato alle OO.PP. per verificare la possibilità di effettuare il restauro in uno con i lavori in corso nella Chiesa parrocchiale.

Essendo per esperienza e, perché no?, per età alquanto diffidente nei confronti delle pubbliche amministrazioni, verificai l'eventuale disponibilità del Provveditorato che escluse senza ombra di dubbio l'impossibilità di tale intervento.

Trascorsi tre mesi dalla richiesta, qualche cittadino, nel frattempo, ha provveduto ad eliminare gli abusi riportando il marciapiede al suo originario aspetto e ad eseguire alcuni interventi per eliminare lo stato di abbandono della Cappella, sostituendo i vetri rotti, intervenendo sulla struttura in ferro arrugginita ed al ripristino delle luci spente da anni.

Dall'Assessore all'Urbanistica ci saremmo aspettati almeno un pronto intervento per eliminare le opere abusive mentre dal Soprintendente che sappiamo molto impegnato nella sua politica del NO comunque e ovunque, ora anche sul lungomare, eravamo certi di un semplice e veloce passaggio di carte che non è servito a nulla....e forse neanche saprà mai del NO del Provveditorato.

Il Cristo ligneo è là nella speranza che un diligente Funzionario smetta di far girare la pratica e presti un minimo di attenzione e ringrazia il volenteroso cittadino che almeno ha ridato un minimo di decenza ad una cappella più volte citata nei testi storici ed artistici.


mercoledì 11 febbraio 2015

Lutto

Se n'è andata via con la discrezione che la contraddistingueva ad appena 80 giorni da quella straordinaria giornata di festa per i suoi 100 anni, in silenzio, assistita amorevolmente  dai suoi figli.

E' terminata l'esistenza terrena della Signora Marcella Ruocco, forse l'ultima pietra miliare di una generazione che ha rappresentato per San Carlo alle Mortelle un modo di essere, di rapportarsi con i vicini di casa, con il quartiere che purtroppo non si riscontra più nei tempi che viviamo sempre più chiusi nel proprio ambito ben circoscritto.

Gran bella persona dai modi gentili, gran signora, il cui ricordo serberò con immutato affetto.

Agli amici Pasquale e Valeria, rinnovo la mia vicinanza e l'affettuosa partecipazione al loro dolore, anche a nome di Ezio Aliperti Presidente dell'Associazione Futura.

I funerali domani Giovedì 12 alle ore 11,00 nella Chiesa del Cenacolo al Corso Vittorio Emanuele. 

sabato 31 gennaio 2015

Il ricordo : Antonio Altamura



         31.1.1980 - 31.1 2015


"...Cesare Caravaglios - che fu figlio d'insigne musicista e musicologo provetto egli stesso e studiò in diversi suoi saggi specialmente l'elemento musicale delle voci di Napoli, di Roma, della sua originaria Sicilia - sosteneva che i più antichi moduli della canzone napoletana provengono appunto dai gridi-canti dei venditori ambulanti , attraverso però il tragico canto a ffigliola, quello cioè che nasceva nelle carceri e negli ambienti della malavita, intriso d'odio e di vendetta, costruito su alcune cadenze caratteristiche e invariabili, alle quali venivano intercalati risate ironiche e gridi selvaggi così improvvisi da gelare il sangue, risonanti nel pieno silenzio della notte nei quartieri bassi della città ed echeggianti da un lato all'altro delle vie, quasi a invito e a risposta, ora modulati da voci armoniose anche se lugubri, ora roche e rabbiose e tragicamente premonitrici di accese zumpate e di premeditati omicidi.
La voce napoletana poggia , com'è noto, sul più ovvio elemento musicale, cioè sulla scala degli armonici, con l'uso della settima minore invece della maggiore e con l'uso della quarta alterata, che nella serie degli ipertoni corrisponde all'undicesimo armonico. Quel che c'è di particolare in un così elementare tessuto musicale è però l'intonazione che il venditore -cantore riesce a dare alla sua stesa : ora triste e dolente, ora struggente e nostalgica, ora arguta ed ammiccante. Si è parlato di una identità tra le voci di Napoli e i cris di Parigi: ma, in quanto  musicalità, penso che i così vari e molteplici ritmi di Napoli  potrebbero essere avvicinati - in quanto a ricchezza d'impianto musicale - soltanto ad alcuni motivi ungheresi rielaborati da Listz nelle sue rapsodie . E' ovvio che le voci napoletane sono appena degli spunti melodici :ma da essi quante canzoni di Tosti e di Costa son nate, quante di Valente e di Denza, di Gambardella e De Leva!....."

                                                                  Antonio Altamura 



Facìteve 'o broro 'e vongole,vongole!
'O lùvero verace, chi s' ' o magna?
Calamarielle e secce: facìteve 'o pignatiello!
L'ustricaro fisico! Chi accatta osteche,ancine,spuònole,cannulicchie e fasulare?
Fattillo cu' 'o limone stu cefalotto 'e mare!
Na bella fella 'e tonno, accattatavella!
'E Pusilleco, 'e Pusilleco stu pesce :vi' c'addore!
Vuie vulisseve 'e cannulicchie e l'osteche d' ' o Fusaro?
L'osteche pe' ffà 'ammore! Ve l'ha mannate 'a 'nnammurata vosta! Magnate, songo 'e fraule d' 'o mare!...
E' bella 'a cozzeca, guagliò! Nera 'a fora e rossa 'a dinto! Tengo 'a cozzeca callosa!...
 ( da Le "voci" di Napoli - ed. SEN - 1977)                                  

venerdì 30 gennaio 2015

Palazzo Rodinò/ Il Ricordo


Ricevo un bel ricordo di Palazzo Strachan Rodinò, dall'amico Costantino Longano che pubblico con piacere ed anche con un po' di commozione specialmente per la parte che riguarda le ragazze non vedenti, il cui ricordo è sempre vivo di una Istituzione che ha servito la comunità parrocchiale con un coro di voci angeliche che difficilmente si riesce a dimenticare.
                            °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Due passi nel mio quartiere, via Filippo Rega, mi fermo davanti al vecchio..pesante portone dell'ex Istituto Strachan-Rodinò, Collegio per fanciulle cieche, ormai chiuso da circa un ventennio.Un Istituto tenuto da un ordine monacale che gestiva anche l'asilo d'infanzia e la scuola elementare.Con gli occhi dei ricordi apro quel portone e salgo la scalinata a sinistra...scalini di piperno consumati dalle scarpe di emaciati ma esuberanti bambini per l'età e la libertà che era nell'aria dell'immediato dopoguerra.Al primo piano a sinistra la Cappella con una bellissima statua dell'Immacolata sempre adorna di freschi e profumatissimi fiori...c'era tanto profumo che avevi la sensazione di vivere in un miracolo, a destra le ampie aule delle tre classi elementari maschili, la prima aula era tenuta dalla terribile suor Aureliana, unica vera torturatrice tra tante altre sorelle dolci e pazienti coi bambini, questa suora che starà...dopo 70 anni...ancora in Purgatorio...bacchettava sulle piccole mani, pizzicava dolorosamente sulle natiche, ti metteva in ginocchio su chicchi di granone e ti tirava la lingua...per non lasciarsela scivolare dalle dita la tirava tenendo un lembo della sua tonaca tra le mani..e tirava...tirava.... nella seconda aula c'era suor Felicina e nella terza la...baffuta suor Lorenzina, entrambe ottime educatrici. Sia la Cappella che queste aule affacciavano sul grande giardino pensile che si estende su locali ed abitazioni sottostanti, sempre vivo e stupendo il secolare glicine che avvolge l'ala sinistra dell'edificio.Al secondo piano salendo una scalinata con soglie di lavagna sottilissima e consumava,a sinistra c'erano gli alloggi delle ragazze cieche, affettuosamente definite nel quartiere come " 'e cecatelle", e le aule dove svolgevano le loro attività di cucito, ricamo e canto. A destra, tramite un ampio e lungo corridoio si accedeva alle aule dell'asilo Maria Pia di Savoia ed a quelle delle elementari femminili; nel 1952 vi fu gran tripudio per la visita del Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi. Quelle classi erano amorevolmente guidate da suor Clelia, suo Carmelina, suor Matilde e l'anziana..dolcissima madre superiore che era suor Olga.Al terzo piano...quello che si erge fino al livello di Vico S. Maria Apparente, ancora locali riservati agli alloggi delle suore, il refettorio ,le dispense e le cucine. La piccola porta marrone che da sulla strada era adibita al movimento delle merci. Tanti ricordi....tanti flash back di giornate anche felici, nelle nostre miserie del dopoguerra.Cosa resta,....un immenso e fatiscente edificio ramificato su tre strade, un immensa rovina abbandonata, che potrebbe servire, eccome potrebbe servire...Aggiungo che...nei ricordi, l'ultima ciechina che accettò l'Istituto fu Maria Grazia, arrivò che era una bambina di nemmeno 10 anni, bellissima e vivace, fu amatissima nel quartiere e tutti le si volevano avvicinare per toccarla...abbracciarla...baciarla. Dopo la chiusura dell'Istituto, Maria Grazia non aveva una famiglia dove tornare e volle restare nel quartiere.Oggi la puoi incontrare dove vive attualmente, al Cso V. Emanuele in un alloggio privato nell'edificio della Scuola Rinaldi. Sta bene ed è seguita da una bravissima famiglia della zona.
                                                 Costantino Longano

Alla fine del 1861 Leopoldo Rodinò fondò a Napoli l'Opera per la Mendicità a sostegno dei mendicanti. Nel corso dei primi anni, l'Opera agì talmente bene che ottenne la fiducia del popolo napoletano, la cooperazione del Governo ed anche le lodi degli stranieri, tanto da poter fondare altre opere di beneficenza. La principale fu quella destinata all'educazione e all'istruzione delle giovani donne cieche costrette dai genitori a mendicare (per i maschi era già stata istituita l'Opera Pia di S. Giuseppe e Lucia a Chiaia). La promotrice fu Lady Strachan, marchesa di Salsa, che diede al fondatore e presidente una somma cospicua di denaro affinché potesse prendere vita a Napoli questo istituto educativo. Alla fine del 1868 l'Opera per la Mendicità si sciolse, ma il Consiglio direttivo decise che la Scuola Speciale e il Convitto per le giovani cieche continuassero a vivere e portassero il nome della nobile Lady Strachan.
L'Opera Pia Scuola e Convitto fu costituita in corpo morale con Sovrano decreto del 19 febbraio 1869 con approvazione dello statuto organico, ed è stata trasformata successivamente in Fondazione con la denominazione di "Istituto Strachan Rodino" per l'assistenza ai minorati della vista.

giovedì 29 gennaio 2015

Palazzo Strachan Rodinò


Per quelli della mia generazione era il palazzo delle ciechine o de cecatelle, (Cerca nel Blog :Curiosità : il coro delle "ciechine" del 16.2.2011), il Convitto Strachan Rodinò per le fanciulle non vedenti che allietavano con le loro voci angeliche le liturgie solenni della Chiesa di San Carlo creando un'atmosfera mistica unica.

Il Palazzo, con un portale di piperno magistralmente lavorato, fu in origine la sede delle manifatture medicee fiorentine, fabbrica degli arazzi, sede della lavorazione delle pietre dure e prima sede dell'Accademia delle Belle Arti successivamente trasferitasi prima in piazza Cavour e poi definitivametene nell'attuale bella struttura di via Costantinopoli, ex Convento di San Giovanni Battista delle Monache (Cerca nel Blog:Accademia di Belle Arti di Napoli del 25.1.2011).

Verso metà '800 su pressione dell'Ordine degli Scolopi che desideravano ampliare gli spazi a loro disposizione, Re Carlo di Borbone ordinò di trasferire l'opificio presso il Real Albergo dei Poveri, ordine che non fu mai eseguito volendo le maestranze ed il loro direttore Pietro Valente restare nella sede dell'allora salita San Carlo alle Mortelle successivamente via Filippo Rega.

Oggi è prevalentemente abitato da famiglie con eccezione del primo piano di proprietà comunale che risulta abbandonato ed in cattive condizioni con infiltrazioni d'acqua piovana che potrebbero seriamente pregiudicare l'incolumità di chi abita al piano terra.

A seguito di alcune segnalazioni di abitanti preoccupati per alcuni rumori provenienti dalla proprietà comunale, l'Associazione Futura ha interessato l'Assessorato al Patrimonio che, si spera, voglia accertare con sollecitudine quanto segnalato.



sabato 17 gennaio 2015

'O cippo 'e Sant' Antuono

Volentieri pubblico un commento - poesia, oggi pervenuto dal Poeta Raffaele Pisani, al post pubblicato due anni fa e che ripropongo con piacere. 

Ringrazio Raffaele Pisani per i bei versi e mi unisco al suo ricordo ed alle sue emozioni di un rito che anche in San Carlo alle Mortelle era motivo di festa per gli scugnizzi del quartiere che provvedevano al ritiro degli alberi di Natale e quant'altro potesse alimentare il fuoco.



17 gennaio, festa popolare di S. Antonio Abate. Nel vecchio quartiere che prende il nome del santo si celebra una grande festa in suo onore e vi si svolge la cerimonia della benedizione degli animali. Di sera, in parecchie strade di Napoli, in particolare quelle più popolari dove ancora vivono tanti napoletani veraci, si accendono grandi falò sperando che "Sant'Antuono", in cambio di cose sgangherate… ma, soprattutto, dei tanti problemi irrisolti che continuano ad umiliare l'intera città, bruciate in questo fuoco scintillante ed esorcista, ci dia un domani migliore, in tutti i sensi! Io voglio ancora crederci! 

Sperando possa interessare a qualcuno riproduco la descrizione di un falò e delle emozioni che " 'o cippo" faceva vivere ad uno scugnizzo, figlio dei vicoli di Napoli, oltre una cinquantina di anni fa:

 ’O CIPPO ’E SANT’ANTUONO

È sera. ’Npont’ ’o vico ’o cippo è pronto./ È na catasta ’e rrobba vecchia, dinto/ ce sta nu poco ’e tutto: segge sfunnate,/ tàvule zoppe, sarcenelle, casce,/ na cònnola scassata, nu siggione,/ na meza perzïana scancariata/ e trezzïole/ c’hanna sparà comme s’appiccia ’o ffuoco./ Ncopp’ ’a catasta/ s’agghionta ancora rrobba,/ e cchiù ’o muntone cresce/ cchiù se fa allera ’a voce d’ ’a maesta/ ch’allucca: – “Bona ge’, jammo, menate,/ ca Sant’Antuono/ se piglia ’o bbiecchio e po’ ve torna ’o nnuovo” –./ Che friddo. Che scurore. Po’, a’ ntrasatta,/ comme s’appiccia ’sta catasta, ’o vico/ se ienche ’e luce, ’e càvero, ’e priezza:/ che vuo’ cchiù friddo, pare ’o mese ’austo! / Porte spaparanzate, allucche, sische,/ gente affacciate, vecchie mmocch’ ’e vasce,/ chi sbatte ’e mmane, chi s’appila ’e rrecchie/ quanno ’e ttrezziole sparano, chi canta,/ chi se mpruvvisa a ffa’ na tarantella,/ chi ’a coppa votta ancora rrobba vecchia,/ chi s’avvicin’ ’o ffuoco, chi se scanza,/ chi corre, chi se nquarta, chi pazzea,/ chi ride, chi se fa nu segno ’e croce,/ chi guarda ’ndifferente,/ chi arape ’o core a n’esistenza nova/ e a Sant’Antuono manna na preghiera,/ suspira na prumessa,/ affida na speranza.



Raffaele Pisani
www.raffaelepisani.it

Ritengo fare cosa gradita proponendo uno stralcio di uno scritto  di Francesco De Bourcard, un editore italiano di origini napoletane di cui si hanno pochi dati biografici ed anche molto poco attendibili,pubblicato nel 1866,  sui cippi , falò di Sant’Antonio, in occasione della festività del Santo il 17 di Gennaio, vecchia usanza napoletana, riportato  nella bella e storica opera Usi e costumi di Napoli dove raccolse in circa vent’anni scritti di Francesco Mastriani, Emmanuele Rocco, Carlo Tito Dal Bono ed altri con illustrazioni di vari artisti tra i quali i fratelli Nicola e Filippo Palizzi.

“…Un’altra divozione che à il nostro basso popolo per S.Antuono, ma che quanto prima dovrà pure sparire per opera delle guardie municipali, si è quella d’invocare da questo Santo, nella vigilia della sua festa che viene a’ 17 del mese di gennaio, protezione contro gl’ incendi; e per fare ciò tenta ogni mezzo da produrne qualcuno, facendo in ogni strada ed in ogni vico degl’immensi  falò di legname che brucia e che vien raccolto tutto in quel giorno da’ vicini del sito in cui si vuol formare il falò: quindi scatole, botti, porte, ceste e qualunque altro soggetto di legno vecchio e consunto che possa contribuire ad accrescere il fuoco è portato da’ vicini o gittato da’ balconi e dalle finestre in onore di S.Antuono .

Di tutto poi vien formata  una immensa pira o rogo, a cui sull’imbrunire della sera si appicca il fuoco, il quale deve consumarsi tutto fino a diventar cenere.

Tutto ciò forma la baldoria de’ monelli della strada ed il diletto di tutto il vicinato, che deve chiudere le finestre e i balconi per non restare vittima delle grandi colonne di fumo che ammorbano l’aria e per evitare qualche miracolo che potesse fare il Santo con qualche scintilla che introducendosi in casa vi appiccasse veramente il fuoco.
Abbenchè però in tutte queste nostre usanze si scorgesse quasi sempre una derivazione degli antichi costumi Greci o Romani ed abbenchè pure ve ne fossero ancora alcune che, per il loro tipo originale e caratteristico napolitano, tornassero sempre bene accette al curioso viaggiatore, pur tutta volta, per la civiltà de’ tempi e pel progresso, esse andranno a poco a poco a sparire dalla briosa città di Napoli, come con la istruzione del popolo sparirà ancora la sua superstizione;e sarà allora che questo libro rimarrà come un semplice documento storico nelle biblioteche.

Francesco de Bourcard



Il questuante, nel presentarsi alla porta del nostro popolano,comincia a suonare il campanello di ottone che tiene in una mano  ; e lo suona durante tutto il tempo che recita questa specie di preghiera in cattivi versi e nel dialetto napolitano:

Sant’Antuono abbate e potente

Libera sti devote da male lengue

Da fuoco de terra e da mala gente!

Mamma de la potenza

Dalle aiuto, forza e provvidenza

 E lo santo timore de Dio

Indi fa baciare la figura del Santo, che trovasi sul cassettino, dive si getta l’obolo per la elemosina. Poi, se mai  nella casa dell’operaio vi è qualche bimbo lattante, la madre fa bere un poco di acqua al fanciullo nel campanello del questuante,credendo così che il bimbo giunga a parlare presto e spedito. Questa è una delle tante superstizioni di cui abbondava il nostro basso popolo e di cui non ancora trovasi scevro del tutto,  nonostante il progresso e la civiltà de’ tempi:pur nulladimeno esse sono di gran lunga scemate e la istruzione popolare,di cui già si vede buon frutto, non tarderà a disperderle affatto….. (Francesco De Bourcard) 

mercoledì 31 dicembre 2014

Nuovo Anno, tempo di bilanci

A fine anno è sempre tempo di bilanci, per qualsiasi forma di comunità o semplice aggregazione di persone, in famiglia come al lavoro, nell'organizzazione della vita politica, religiosa o sociale.

Non sempre,però, i bilanci sono veritieri e rispecchiano la realtà, talvolta è necessario truccarli, falsificarli e in queste attività gli specialisti non mancano.

Per quanto mi riguarda e ci riguarda come singoli o associazione di persone impegnate nel sociale, l'unico scopo è quello di salvaguardare e recuperare il bene comune, motivo che dovrebbe ispirare qualsiasi organizzazione politica e qualsiasi amministrazione al servizio di una comunità di cittadini ma per molti è soltanto teoria e, diciamola tutta, non importa quasi a nessuno se non per finalità esclusivamente personali o di lobbies.

Il nostro bilancio, quello del mio Blog e dell'Associazione Futura con il suo Presidente Ezio Aliperti, è più che attivo e non so quanti nelle piccole o grandi realtà possano dire altrettanto sui fatti, sul concreto e non sul fumo sollevato nelle grandi occasioni da piccoli personaggi del sottobosco politico che farebbero bene a tirare i loro bilanci dandone conto ai cittadini

Il mio modesto tentativo attraverso il Blog e quello dell'Associazione Futura di recuperare una realtà in un contesto più ampio di valorizzazione di una città con il suo grande e unico patrimonio culturale e artistico per troppi anni mortificata e che oggi sembra voler riconquistare il suo ruolo centrale nel Mediterraneo e in Europa.

Università Suor Orsola
Un anno che ha visto l'avvio dei lavori di consolidamento e restauro della Chiesa di San Carlo, l'incontro presso l'Università di Suor Orsola Benincasa, l'attenzione dell'Amministrazione Comunale con il Sindaco Luigi De Magistris, l'Assessore alla Cultura Nino Daniele, i Consiglieri Giovanni Formisano e Francesco Vernetti, per il recupero della memoria storica e culturale della zona con la celebrazione del centenario della nascita del letterato Antonio Altamura, le serate Leopardiane sulle scale di San Pasquale, le visite guidate appositamente organizzate con itinerario comprendente la zona delle Mortelle curate dall'Associazione SciòNapoli, quelle realizzate su iniziativa dall'Associazione Futura.

Veduta Leopardi
Lo studio in corso presso la Facoltà di Architettura per il recupero e la sistemazione della piazzetta San Carlo alle Mortelle da presentare nelle sedi istituzionali nel prossimo mese di Gennaio e la nostra proposta di restauro del Cristo Grande presentata al Soprintendete Cozzolino ed all'Assessore Piscopo.

Un grazie agli abitanti del quartiere che hanno risposto sempre con grande partecipazione ed interesse alle nostre attività, un grazie a quanti della Comunità Parrocchiale ci seguono con affetto e riconoscenza e un grazie speciale agli amici sparsi un po' ovunque sia in Italia che all'estero che hanno a cuore il recupero del Poggio delle Mortelle che ha rappresentato per tantissimi di noi uno dei momenti più importanti e belli della nostra formazione.
Centenario A.Altamura

Un pensiero particolare a chi ci ha lasciati increduli poco più di un mese fa, andando via troppo presto, il caro Massimo che abbiamo ricordato nella preghiera due giorni fa in tantissimi con la celebrazione e le toccanti parole di P.Michele Schiano.

Visite guidate SciòNapoli
I miei auguri e di Ezio Aliperti  per un anno che già si intravede importante e carico di buone novità per questo territorio, un grazie davvero sentito di seguirci così numerosi attraverso questo Blog.









         A tutti Auguri di un sereno 2015. 












 

mercoledì 24 dicembre 2014

Ultimo Natale senza la Chiesa

Dovrebbe essere l'ultimo Natale celebrato fuori delle mura della Chiesa parrocchiale ma ancora più importante l'ultimo Natale che gli abitanti di San Carlo alle Mortelle trascorreranno privati della propria Chiesa, perché il Tempio è la casa dei fedeli, della comunità, è un bene non di pochi addetti ai lavori ma di quanti si riconoscono appartenenti ad una stessa famiglia.

Mi auguro che tutta possa andare per il meglio e che la Chiesa parrocchiale possa essere riconsegnata ai fedeli, a quanti hanno a cuore la vita della comunità non solo per la liturgia domenicale ma per il funzionamento di tutte quelle attività al servizio del quartiere con un'attenzione particolare ai più bisognosi .

Auguro a tutti di trascorrere un sereno Natale con i propri cari , con i propri affetti, nella pace e nella concordia e, se possibile, rivolgendo un pensiero ed una preghiera per  i malati, i carcerati, i prigionieri delle dipendenze, i disperati a causa delle guerre e delle persecuzioni, i senza dimora e i senza lavoro.

Buon Natale di Pace e di Speranza.

sabato 20 dicembre 2014

Una bella iniziativa

Riporto questo post trovato in rete che ritengo di una dolcezza e sensibilità infinita.
Il luogo è a pochi passi  da San Carlo alle Mortelle e merita la condivisione di quanti come il Sig. Di Martino, amano il loro territorio.
Una bella testimonianza in tempo di Natale.
                                °°°°°°°°°°°°

Cari amici OR
è tempo di un ATTACCO DI CIVILTA' NATALIZIO: lunedì 22 dicembre alle ore 10 @ Piazzetta Rosario Di Palazzo. Che ne pensate?
Siamo state contattate dal signor Guido Di Martino che tempo fa, insieme alla moglie (li vedete in foto), ci regalò tre ficus per abbellire la piazzetta.
Di recente ha perso la sua dolce metà e ci terrebbe che, prima di Natale, piantassimo un ficus in sua memoria. Sarebbe una splendida occasione per rivederci e farci gli auguri da vicino.
Chi è dei nostri?
N.B. Ci servono un po' di attrezzi e magari qualche pianta perenne che non necessiti di molta cura per circondare il ficus d'amore.

giovedì 11 dicembre 2014

La Soprintendenza per i Beni Architettonici per il Cristo Grande





Dopo la lettera indirizzataci dall'Assessore alle Politiche Urbane Prof. Piscopo lo scorso 20 Novembre, in risposta alla nostra istanza del 18 Ottobre relativa alla richiesta di restauro della edicola votiva Cristo Grande, riceviamo oggi quella del Soprintendente per i Beni Architettonici.

L'Arch. Cozzolino ha interessato il Provveditorato alle OO.PP. competente per i lavori in corso alla Chiesa parrocchiale, chiedendo di poter verificare la possibilità di realizzare l'intervento di restauro dell'edicola votiva.

Ci auguriamo che l'attenzione dell'Assessore Piscopo e del Soprintendente Cozzolino possa soddisfare il desiderio di quanti hanno a cuore il bene storico e religioso della zona, recuperato al suo antico splendore.

NOTIZIE UTILI : Spot Natale a Napoli 2014

mercoledì 10 dicembre 2014

Riccardo Muti, grande Artista, grande Napoletano




Ascoltare questo grande esponente della musica, dà una carica a quanti hanno a cuore non solo la cultura ma la storia e l'identità della città di Napoli.

Riccardo Muti non solo in occasione della consegna delle chiavi della città da parte del Sindaco Luigi De Magistris, ha sempre in ogni occasione esaltato l'essenza della napoletanità fatta di sostanza e non di chiacchiere e solite raffigurazioni folkloristiche, la cultura napoletana nella sua rappresentazione migliore nei grandi personaggi della storia che hanno fatto grande una città cuore del Mediterraneo.

Grande Artista, grande napoletano che vale la pena ascoltare in questo video. 

giovedì 4 dicembre 2014

La Napoli di Mastriani


Francesco Mastriani, questo straordinario scrittore (Napoli,23.11.1819 –Napoli, 7.1.1891), vissuto nella casa paterna ai quartieri spagnoli,  in via Concezione a Montecalvario, 52 prima di trasferirsi alla salita Infrascata, ha saputo più d’altri cogliere gli aspetti più profondi della Napoli del suo tempo, dell’’800.
Riporto un breve stralcio di un suo scritto tratto da il Natale in Napoli – La novena che introduce il tema del Natale a Napoli riportando indietro la nostra memoria tra ricordi e commozione.

..Gran festa si mena nelle famiglie quando incominciano le dette novene : spesso gli stessi zampognari che han fatto la novena in una famiglia negli anni scorsi si presentano per l'anno che corre, e trovano sempre quell'affettuosa accoglienza che ad antichi amici suol farsi. Proverbiale è la bontà del cuore dei napolitani, egli amorevoli sentimenti che nutrono verso i poveri e la minuta onesta gente.
I ragazzi , al vederli comparire, saltan di piacere, che rimembrano le feste, il presepe, il regalo, i dolci del Natale, le castella di nocciuole, e tante altre care gioie di quella età così bella, così innocente, così spensierata, e che poscia diventano nel corso di tutta la vita, le più soavi ricordanze.

Vedi i più grandetti aggrupparsi intorno a' due uomini del presepe, chieder loro d'imboccar il becco maggiore della cornamusa per trarne un suono ,ovvero divertirsi a batter colle dita l'otre che si va enfiando pel fiato che le caccia dentro il rubicondo suonatore;altri starsene dietro al cennamellaro, imitando grottescamente il suonare che quegli fa del rustico istrumento; i bimbi da latte si appaurano al sentir le prime note acutissime del campestre clarino ,e si rifugiano nel seno della madre o della balia. Intanto quegli accordi che risuonarono alle nostre orecchie fin da' primi anni della nostra vita ne giungon sempre graditi in qualunque età, e sovente spremon sulle nostre ciglia una lagrima ripensando a' genitori o a' parenti co' quali dividevamo le gioie del Natale, e che tanto ne abbellivano il ritorno con le testimonianze del loro affetto.

All'ultimo giorno della novena,sia dell'Immacolata che del Natale, non sì tosto gli zampognari han finito di suonare in una bottega,o al canto d'una strada, senti da' monelli circostanti gridare a piena gola ; Pava,pava (paga,paga). 

Questa parola nè diretta al padrone dell'Immagine, innanzi alla quale gli zampognari han suonato durante la novena, e gli comanda di dare a costoro la dovuta mercede, la quale viene ordinariamente accompagnata dal classico mostacciolo, e dal consueto susamiello (specie di dolciume natalizio con pasta di miele, che ordinariamente ha la foggia d'una S).

Gli zampognari si accomiatano, augurando buone feste, accaparrandosi per l'anno venturo....”
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NOTIZIE 

L'Associazione Futura, su segnalazione di alcuni cittadini del quartiere, ha richiesto ai competenti uffici, la potatura degli alberi al Corso Vittorio Emanuele, altezza Funicolare Centrale, stazionamento Taxi, l'installazione di una panchina in p.tta Cariati in prossimità dell'edicola di giornali e la verniciatura del corrimano centrale della scala che dal Corso V.E. porta in San Carlo alle Mortelle.

I giovani dell'Associazione Futura si sono resi disponibili ad effettuare detta lavorazione.