sabato 8 dicembre 2012

La Poesia : Salvatore Di Giacomo


(12.3.1860 - 4.4.1934)
Donn'Amalia 'a speranzella

Donn' amalia 'a Speranzella,
quanno frie paste crisciute,
mena ll' oro 'int''a tiella,
donn' Amalia 'a Speranzella.

Che bellezza chillu naso
ncriccatiello e appuntutiello,
chella vocca 'e bammeniello,
e chill' uocchie, e chella faccia
mmiez''e tìttole e 'a vurraccia!

Pe sta femmena cianciosa
io farrìa qualunque cosa!…
Piscetiello addeventasse,
dint''o sciore m' avutasse,
m'afferrasse sta manella,
mme menasse 'int''a tiella
donn' Amalia 'a speranzella!




7 commenti:

  1. Le cose che lei pubblica sono sempre molto interessanti. Grazie

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    1. Ringrazio Lei che ha la bontà di seguirmi

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  2. Bella,semplice,gioiosa.Grazie Antonio per questo momento di serenità ma dimmi,per cortesia, cosa significano le parole "tittole e vurraccia"? Rinfrescami la memoria:la "speranzella" dove si trova?Mia madre la citava spesso.Leggendo la poesia,mi è tornato alla mente un ricordo e chiedo il sostegno della tua memoria:ma non si chiamava LUISELLA,la pizzaiola che si trovava alla sommità dei gradoni di Chiaia?E' mai esistita una Donna Amalia,pizzaiola della Speranzella?

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  3. Caro Bruno, le "tìttule" (ritengo tittole un errore di trascrizione)sono gli "scagliuòzze" frittura di pasta di granturco di forma triangolare di forma più grande; "vurràccia" borraccia,fiaschetta.
    Come non ricordi la "speranzella"? è la strada parallela e a monte di via Toledo al di sopra di vico lungo gelso che arriva fino a piazza Carità; l'avrai percorsa migliaia di volte.
    La pizzeria-friggitoria a monte dei Gradoni di Chiaia si chiamava e credo si chiami ancora "nennella". Quante scorpacciate di panzarotti e paste cresciute.....
    Riguardo all'esistenza della Donna Amalia di Di Giacomo non avrei dubbi essendo l'artista uno che nei suoi componimenti ha parlato sempre di fatti realmente accaduti o riferimenti comunque reali.

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  4. Intanto,grazie perchè trovi il tempo per rispondermi.Poi,mi hai incuriosito:come si concilia la borraccia o fiaschetta con il mestiere di pizzaiola?Forse,oltre alle fritture serviva anche il vino nella sua bettola?Per quel poco che ne sò,'o puost' per la vendita era un banchetto ambulante.Per la "speranzella"(mi piacerebbe sapere l'origine di questo appellativo)adesso rammento.Con il nonno, mamma e papà l'abbiamo percorsa tantissime volte e sempre a piedi perchè papà non aveva la patente.Il mio dubbio era dovuto dal fatto che mamma comprava,"a tant' 'o mese",gl'indumenti in un negozio che si trovava alla confluenza con la strada che veniva dalla p.zza sovrastante.In questo momento mentre ti scrivo,mi stà venendo in mente un altro ricordo.Con nonno GENNARO,in questa piazza di cui non ricordo il nome,andavamo a comprare ,in una pasticceria,'o sang' 'e puorc'per preparare il "sanguinaccio".Hai perfettamente ragione:si chiamava NENNELLA e quante "zeppole,panzarotti e palle 'e riso"abbiamo comprato ma quelli che preparava la nonna EMMA e mia MAMMA erano superlativi.La croccantezza della crosta di pan grattato era una delizia e non puoi immaginare la fatica che mi costava grattuggiare(sotto la vigilanza del nonno) con la macina a manovella,il pane raffermo.Però quando masticavo ,con voluta lentezza per gustare più a lungo il sapore,la crosta-la patata friabile e la mozzarella filante mi sentivo beato.

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    1. Caro Bruno, scusa il ritardo con cui ti rispondo ma mi era sfuggito questo tuo graditissimo commento.
      Per quanto riguarda le fiaschette sono senz'altro riferite ai contenitori di vino presenti nella pizzeria-friggitoria o soltanto friggitoria come da più parti affermato, dove si gustava del buon vino per accompagnare il ben di Dio.
      La via Speranzella prese il nome dalla Chiesa di Santa Maria della Speranza chiamata dal popolo da' Speranzella. Chiesa che fu eretta nel 1559 per volere di Francisco de la Cueva e Juan de Ciria Portocarrero, nobili spagnoli per poi passare ad altri nobili fino ai Segura Fernando e Francisco,agostiniani spagnoli che aprirono un piccolo convento.

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    2. Caro Bruno, scusa il ritardo con cui ti rispondo ma mi era sfuggito questo tuo graditissimo commento.
      Per quanto riguarda le fiaschette sono senz'altro riferite ai contenitori di vino presenti nella pizzeria-friggitoria o soltanto friggitoria come da più parti affermato, dove si gustava del buon vino per accompagnare il ben di Dio.
      La via Speranzella prese il nome dalla Chiesa di Santa Maria della Speranza chiamata dal popolo da' Speranzella. Chiesa che fu eretta nel 1559 per volere di Francisco de la Cueva e Juan de Ciria Portocarrero, nobili spagnoli per poi passare ad altri nobili fino ai Segura Fernando e Francisco,agostiniani spagnoli che aprirono un piccolo convento.

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