lunedì 23 dicembre 2013

Notizie

Ad appena dieci giorni dalla scomparsa della Signora Marcella Patrone, di cui ho dato notizia, se n'è andato anche il marito Matteo Ricciardi, per tanti di noi grande amico e soprattutto grande sostenitore di tante iniziative che videro impegnati tantissimi giovani di San Carlo alle Mortelle.
Oltre che la sua famiglia il suo grande amore per tutta la vita è stato il teatro napoletano al quale ha lasciato diverse commedie scritte ed ancora oggi interpretate da compagnie amatoriali.
Qualche mese fa nell'incontrarlo, mi ricordò una frase del grande Eduardo che a proposito del teatro diceva : Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male.
E' andato via ad un mese esatto dalla scomparsa di quello che lui riteneva  suo grande amico e persona meritevole di grande stima che è  Franco Alfarano con il quale negli ultimi tempi i rapporti seppur telefonici erano sempre frequenti ed affettuosi.
Nello stringermi all'amico fraterno Andrea e a Rosanna, figli del caro Matteo, ripropongo quanto ebbi a scrivere su questo Blog nel marzo 2011, nell'approssimarsi della ricorrenza dei suoi novant'anni, che egli mi confidò aver apprezzato molto.

 
"L'ho incontrato di recente nella sua casa di San Carlo alle Mortelle al civico 7, al primo piano della palazzina posta in fondo al viale dove un tempo,al piano terra, aveva il suo laboratorio e di fianco c'era una tipografia dalla quale proveniva il suono,il "dolce suono" della rotativa di don Peppino Pisano altro grande galantuomo.La sua abitazione di fianco a quella che tra la fine degli anni '60 e gli inizi dei '70,vide il suo studio trasformarsi in palcoscenico dove molti giovani provavano e riprovavano i consumati copioni delle sue commedie.Non lo vedevo da circa vent'anni, ma sembrava di averlo salutato pochi giorni prima: il suo bel timbro di voce alto, squillante, una energia interiore,una lucidità ed una voglia di trattare argomenti a lui sempre cari,con una capacità critica lontana dai luoghi comuni con un amore speciale che ha segnato gran parte della sua vita: il teatro, quel mondo che Matteo Ricciardi ha imparato ad amare nella sua esperienza di amministratore di compagnie (Molinari-Cafiero-Fumo),come autore di testi per i militari negli anni 1942/43.E' ancora oggi,autore brillante ed ironico nel solco della migliore tradizione del teatro italiano e napoletano testimoniato dalle venticinque opere da lui pubblicate e rappresentate in tutta Italia in particolare da compagnie di giovani attori, alle quali ha sempre guardato con particolare attenzione.Dal 1973 al 1985 ha diretto una scuola di recitazione da lui stesso fondata proprio per sostenere quei giovani che volevano intraprendere la carriera artistica; ha scritto di Pulcinella,Scarpetta,Petito e Viviani,ha realizzato saggi su Angelo Musco,Siciliano,Govi oltre a racconti e favole per bambini...e non solo.Ha scritto anche un'autobiografia non pubblicata (che custodisco gelosamente), testimonianza unica e rara di un modo di raccontarsi con una sincerità non riscontrabile in qualsiasi altra biografia dove non mancano quasi mai le autoassoluzioni e le autoincensazioni; una vita dura, non facile come tutti quelli della sua generazione.A chiusura della prefazione di una sua pubblicazione di alcuni anni fa che ebbi il piacere di scrivere, dissi: "I suoi nuovi lavori e la grande disponibilità nell'offrire la sua esperienza a quanti,conoscendone le non comuni doti di umiltà e altruismo,gli chiedono suggerimenti per mettere in scena i suoi lavori,fanno di Matteo Ricciardi un sicuro punto di riferimento per quanti vogliono imparare ad amare il teatro con il suo stesso entusiasmo che ancora oggi riesce a trasmettere".

2 commenti:

  1. costantino longano23 dicembre 2013 20:30

    La famiglia Ricciardi. I ricordi di una vita......erano gli anni '50 quando andavo a doposcuola dalla maestra Lucia al vico S.Maria Apparente,4, ...e facendo i compiti notavo gli sguardi dolci della sorella Teresa che a volte sobbalzava agli urli di Lucia; alle visite di Padre Luigi allora...e a seguire gli incontri saltuari ma sempre piacevoli con l'affabile e dolce gesuita; le dotte e umanissime lezioni di un maestro da libro Cuore come l'altro fratello Tommaso, e Lui, don Matteo, che negli anni '60 avviò un attività di confezionamento di bomboniere, che si avvalse della manodopera di tanta gente nel quartiere compresa la mia famiglia che, con questo lavoro extra arrotondavano il lunario e risolvevano spesso il problema del..mangiare...e poi,..il Don Matteo delle commedie napoletane scritte da Lui e portate in scena da compagnie di giovani..quanto entusiasmo nelle Sue iniziative,..fino all'ultimo...., addio don Mattè. A Rosanna ed Andrea il mio commosso abbraccio e...grazie di tutto..Famiglia Ricciardi.

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    1. Molto bello il tuo ricordo caro Costantino, non potevi meglio inquadrare quella che è stata la famiglia Ricciardi nel ricordo anche del fratello di don Matteo, padre Luigi, gesuita colto ed intelligente che Franco Alfarano invitava sempre a dir messa con lui anche per la grande considerazione e stima che nutriva per lui.
      Vero, la fabbrica di bomboniere dove lavoravano ragazze del quartiere e tanti arrotondavano con il lavoro a casa.
      Hai ricordato anche il caro Professore da libro cuore, sezione dove tutti chiedevano di poter inserire i propri figli.
      Grazie di questo bel ricordo

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